La trasformazione digitale e l’evoluzione della regolazione europea impongono alle imprese di ripensare la gestione della conformità. Non basta più produrre documenti: serve governare il dato in modo strutturato, tracciabile e riutilizzabile. Il progetto Omniachain nasce con questa ambizione, combinando ricerca accademica, competenze tecnologiche e applicazione pratica per ridurre errori, duplicazioni e costi operativi.
Perché ripensare la compliance: dal documento al dato
In molte aziende le informazioni necessarie per la compliance vengono generate in reparti diversi e archiviate in formati eterogenei: fogli di calcolo, report di qualità, schede fornitore, procedure e archivi. Questo provoca ridondanza, incongruenze e tempi lunghi per le verifiche. Omniachain propone di considerare il dato come unità minima della compliance, governandolo una volta sola e permettendone il riutilizzo per più obblighi normativi, dal reporting di sostenibilità al Digital Product Passport.
Un requisito organizzativo e tecnologico
La semplificazione non è solo burocratica: richiede un’architettura informativa che eviti inserimenti ripetuti e ambiguità semantiche. Per questo motivo il progetto punta su un data dictionary centralizzato e su strumenti che trasformano i template familiari, come gli Excel, in interfacce web controllate e collegate tra loro.
Architettura del progetto Omniachain
Omniachain è nato come Proof of Concept all’interno di un polo europeo per l’Innovazione digitale e mette insieme competenze di impresa, università e fondazioni per rendere fattibile un modello operativo condiviso. L’obiettivo è costruire una piattaforma che non aggiunga complessità, ma che organizzi i dati in modo coerente e li renda verificabili senza esporre i contenuti sensibili.
Componenti principali
La piattaforma si basa su tre elementi fondamentali: un layer applicativo per la gestione dei template e dei flussi di lavoro, un field registry che assegna identificatori stabili ai campi dati e un meccanismo di registrazione crittografica in blockchain per la prova d’integrità. I file rimangono off-chain; in catena viene memorizzato solo l’hash, cioè l’impronta digitale che prova l’esistenza e l’immutabilità di quell’insieme di dati in una determinata data.
Dal foglio Excel alla registrazione in blockchain
Il percorso operativo è pensato per essere pragmatica e coerente con le abitudini aziendali. Le griglie dati iniziali restano in formato Excel per la compilazione e la condivisione interna, ma la web app legge i template e li presenta come form con ruoli, stati di avanzamento e controlli. Al momento della chiusura dei dati si calcola l’hash e lo si registra in blockchain; la registrazione funge da prova notarile dell’integrità, non come deposito dei contenuti.
Meccanismi di controllo e stati
Per evitare che informazioni vecchie vengano riutilizzate automaticamente senza verifica, la piattaforma adotta meccanismi semplici ma efficaci: checkbox che segnano le variazioni, bozze che permettono revisioni da parte di auditor e un processo di chiusura che precede la generazione dell’hash. Questo garantisce trasparenza dei cambiamenti e responsabilità nelle verifiche.
Privacy, governance e interoperabilità
La soluzione separa nettamente il livello probatorio da quello di conservazione. Poiché in blockchain è pubblicata soltanto una stringa crittografica, i dati sensibili restano protetti nei sistemi off-chain. La governance prevede ruoli differenziati per lettura, scrittura e validazione, insieme a modelli pratici di autorizzazione che evitano di imporre alle PMI la gestione diretta di wallet e chiavi crittografiche.
Chiavi, PEC e processi di autorizzazione
In una fase iniziale il progetto prevede un vault centralizzato per la gestione delle chiavi, con notifiche e autorizzazioni formalizzate via PEC. Questo approccio riduce le barriere d’ingresso per imprese non tecnologiche, pur lasciando spazio a futuri integrazioni con firme digitali in-app e workflow più sofisticati man mano che la piattaforma evolve.
Standardizzazione e valore probatorio
La qualità del sistema dipende tanto dalla modellazione semantica dei dati quanto dalla tecnologia usata. Un field registry robusto favorisce l’interoperabilità con standard esterni come XBRL e tassonomie di sostenibilità, rendendo più agevole il mapping tra esigenze normative e raccolta interna. La blockchain, in questo quadro, agisce come strumento di verifica temporale e di integrità, senza sostituire ruoli di audit o responsabilità legali.
In sintesi, Omniachain rappresenta una possibile traiettoria per rendere la compliance digitale più efficiente e meno frammentata: non è la blockchain a risolvere tutto, ma un insieme di scelte organizzative, modellazione dei dati e strumenti tecnologici che insieme riducono i costi, aumentano la qualità delle informazioni e preservano la verificabilità nel tempo.
