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15 Ottobre 2026

Investimenti internazionali nelle fiere: il divario italiano

Finanza globale investe nelle fiere, ma l’Italia resta indietro, a meno che non accetti capitali esteri.

Investimenti internazionali nelle fiere: il divario italiano

Negli ultimi anni investitori statunitensi e britannici hanno rivolto i loro fondi verso i principali centri fieristici del mondo, acquistando partecipazioni o lanciando joint venture per ampliare la propria presenza nel segmento B2B. Questa tendenza nasce dalla consapevolezza che le fiere rappresentano un punto di contatto cruciale per la catena di fornitura globale, in grado di generare ricavi ricorrenti e di favorire l’espansione di brand internazionali.

Il modello anglosassone: capitali, innovazione e format ibridi

Le società statunitensi e del Regno Unito operano con strutture altamente capitalizzate capaci di finanziarne la ristrutturazione e di introdurre servizi innovativi, come spazi per eventi consumer, spettacoli dal vivo o competizioni sportive. Francesco Conci, amministratore delegato di Fiera Milano, sottolinea che le strutture devono adeguarsi a un mercato che richiede format ibridi e una gestione continua dell’infrastruttura, non più limitata alle sole manifestazioni stagionali.

Partnership internazionali come leva competitiva

Secondo la professoressa Francesca Golfetto della Bocconi, l’Italia e la Germania mantengono un modello fieristico legato alle associazioni industriali regionali, che privilegiano la promozione del territorio rispetto all’apertura a capitali esteri. Tuttavia, Golfetto ammette che per rinnovare le strutture è indispensabile ricorrere a grandi investimenti altrimenti il gap rispetto ai concorrenti potrebbe allargarsi ulteriormente.

Il caso italiano: fra frammentazione e opportunità

Il panorama italiano è caratterizzato da una forte segmentazione con imprese fieristiche di dimensioni ridotte e una partecipazione rilevante di soggetti pubblici. John Shehata della Luiss Business School osserva che questo assetto riflette l’economia manifatturiera del Paese, basata su migliaia di piccole e medie imprese. Propone però una separazione tra “infrastruttura” pubblica e “organizzazione” privata, una sorta di dépeçage che permetterebbe di mantenere il controllo territoriale pur affidando la gestione operativa a operatori di mercato.

Giovanni Bozzetti, presidente di Fondazione Fiera Milano, avverte che l’apertura a capitali stranieri comporta anche dei rischi: le manifestazioni più prestigiose – dal Salone del Mobile a Vinitaly – potrebbero finire sotto il controllo di gruppi esteri, compromettendo la sovranità culturale del settore.

Fsi, Temasek e il nuovo ruolo delle medie imprese italiane

Nel contesto di questo dibattito, Maurizio Tamagnini di Fsi spiega come il capitale sovrano stia iniziando a guardare con favore alle medie imprese italiane. L’ingresso del fondo di Singapore, Temasek, con una partecipazione del 9% nel capitale di Fsi, rappresenta un segnale di fiducia verso il modello italiano, ma anche una porta verso mercati asiatici e nuove competenze in deep tech e intelligenza artificiale.

Il doppio moltiplicatore di Tamagnini

Il “doppio moltiplicatore” indicato da Tamagnini funziona in due fasi: la prima porta capitale estero alle aziende italiane, potenziandone le filiere e la competitività; la seconda consente alle imprese più solide di esportare di più, mantenendo il DNA e il cuore dell’attività in Italia. L’esempio di Kedrion, che ha visto il fatturato passare da 300 milioni a oltre 1,5 miliardi grazie a una strategia di internazionalizzazione, dimostra come il modello possa funzionare.

Il futuro delle fiere italiane dipenderà quindi dalla capacità di coniugare la tradizione territoriale con l’apertura a partner internazionali. Se le autorità decideranno di utilizzare strumenti come il Golden Power per tutelare gli asset strategici, al contempo dovranno creare un quadro normativo che favorisca l’ingresso di capitali esteri in modo trasparente e controllato.

Solo attraverso partnership, ristrutturazioni capitalizzate e una più chiara distinzione tra infrastruttura pubblica e gestione privata il paese potrà trasformare la sfida in opportunità e ritrovare un ruolo di primo piano sul palcoscenico internazionale.

Autore

Linda Pellegrini

Linda Pellegrini ha raccontato da Genova il processo di riconversione dell'ex area portuale entrando in Comune per un'intervista decisiva; è caporedattore con responsabilità sulle rubriche storiche e propone in redazione inchieste su memoria locale. Laureata all'Università di Genova, conserva un archivio di fotografie d'epoca della città.