Nel 2025 gli ordini digitali B2B in Italia hanno superato i 316 miliardi di euro, segnando una crescita del 14 % rispetto all’anno precedente. Nonostante l’enorme volume, l’integrazione tra portali di acquisto, sistemi interni e forza vendita resta limitata: il 56 % delle grandi imprese possiede un portale B2B, ma appena il 17 % è riuscito a realizzare un vero Unified Commerce.
Su questo scenario è caduto il sipario di Shoptoberfest 2026 tenutosi il 20 ottobre a Milano. L’iniziativa, organizzata da Shopware, ha riunito esperti, ricercatori e manager per affrontare la domanda più urgente del mercato: trasformare l’e-commerce da canale isolato a pilastro operativo dell’intera azienda.
Shoptoberfest 2026: l’evoluzione del B2B commerce in Italia
Durante la mattinata, l’Osservatorio B2B Digital Commerce & Experience del Politecnico di Milano ha presentato la ricerca 2026, evidenziando il divario tra diffusione dei portali (56 %) e integrazione completa (17 %). Il Unified Commerce viene descritto come la capacità di far dialogare e-commerce, ERP, CRM e la rete di vendita in tempo reale, evitando silos informativi.
Integrazione tra canali e sistemi: la sfida centrale
Le aziende intervistate hanno sottolineato che gestire cataloghi complessi, listini su misura e flussi di approvazione richiede una architettura che colleghi dati e processi sparsi su sistemi diversi. Senza questa sinergia, il valore aggiunto del canale digitale si limita a una semplice vetrina online, senza impatto sui processi operativi.
Casi aziendali al centro dell’evento
Shopware ha invitato due protagonisti per illustrare concretamente le scelte tecnologiche. New Wave con il partner Esse Solutions, ha raccontato “Clique”, un nuovo progetto B2B nato all’interno del gruppo, che ha sfruttato la flessibilità della piattaforma per creare un’esperienza digitale su misura. Parallelamente, Farmasave ha mostrato come, con 90 000 referenze e un milione di sessioni giornaliere, sia possibile scalare un modello di Complex Commerce gestendo 12 000 ordini al giorno grazie a una stretta congiunzione tra catalogo, dati e processi.
Innoweek 2026: la Longevity Era e le nove startup premiate
Dal 8 all’10 ottobre a Curinga, Innoweek 2026 – The Longevity Era ha ospitato 60 startup, scale-up e PMI, più di 100 speaker e 65 incontri B2B. Tra gli investitori, nominati Primo Capital, P3pVentures, PlugIn, R12Venture, R²S, Indaco Venture e Global Alpha Capital Management, sono stati mobilitati oltre 2,5 miliardi di dollari di capitale.
Premi SpinUp Award®: le nove eccellenze
L’awards ha premiato tre categorie tematiche. Nella giornata “Prevenzione e medicina di precisione” ha trionfato NIB biotec per i test non invasivi al carcinoma della prostata; Myndoor ha conquistato il secondo posto con una piattaforma di benessere psicologico aziendale; HUVANT ha chiuso sul podio con gemelli digitali 3D dei pazienti. Il focus “Cura accessibile e autonomia” ha visto vincere LIANE CARE seguita da BeforeMED e ISILIMB. Infine, nella giornata “Benessere intelligente e longevità attiva”, Alma Serum ha ottenuto il primo premio, con Sensia e DOM-INO LABS rispettivamente al secondo e terzo posto.
Intelligenza artificiale: dal B2B al settore della salute
Nel 2025, il 55 % delle imprese B2B ha avviato almeno un progetto di AI, rispetto al 14 % dell’anno precedente, ma solo il 4 % ha implementato più di una iniziativa. Le applicazioni più diffuse riguardano la gestione dei contenuti (48 %), l’automazione documentale (26 %) e la produzione di asset digitali (25 %). Guardando al futuro, le aziende puntano a soluzioni di coaching dei dipendentiprioritizzazione delle richieste di customer service e CPQ (configurazione, preventivo e quotazione) con percentuali superiori al 60 %.
Parallelamente, le startup vincitrici di Innoweek mostrano come l’AI stia permeando la salute: HUVANT genera gemelli digitali, Sensia interpreta dati di wearable e DOM-INO LABS utilizza IoT per monitorare anziani. Questi esempi confermano che l’AI non è più riserva esclusiva del B2B, ma è la spina dorsale di soluzioni integrate per la longevità.
La sfida rimane però quella di tradurre i numeri di adozione in strategie coerenti e scalabili, affinché il digitale possa davvero diventare un motore di crescita sostenibile.



