Nonna digitale: il valore umano di uno smartphone in famiglia

Una donna di 90 anni usa WhatsApp con semplicità e dignità per curare affetti e interessi: un modello di inclusione digitale a misura d'uomo

La vicenda di Maria Calafiori è un piccolo racconto che contiene molte lezioni sul rapporto tra età, tecnologia e affetti. WhatsApp, il suo smartphone e il più recente tablet non sono fini a se stessi, ma strumenti quotidiani che le permettono di coltivare legami con figli, nipoti e pronipote. Maria è nata il 19 febbraio 1936 ed è vedova; nella sua famiglia conta tre figli, sei nipoti e una bisnipote. La sua esperienza digitale è iniziata in età matura: a circa 75 anni ha preso in mano lo smartphone e, pur non avendo mai usato un computer, ha chiesto un tablet per il suo novantesimo compleanno.

Dietro a una foto inviata da Francesco Benvenuto, direttore Relazioni Istituzionali di Cisco, si nasconde un gesto semplice e significativo: Maria che scrive il consueto messaggio nella chat di famiglia chiamata “Noi Tutti“. Nella sua pratica non ci sono videochiamate perché preferisce mostrarsi in ordine, ma manda testi e immagini e si informa attraverso il digitale su temi che le stanno a cuore, in particolare religione e politica. Usa anche le mappe e si emoziona quando le arrivano fotografie di luoghi nuovi; è spesso la prima a fare gli auguri per compleanni e onomastici, dimostrando come la tecnologia possa sostenere la cura delle relazioni.

Un uso del digitale calibrato sulle persone

La vita digitale di Maria è esempio di un approccio che potremmo definire minimalista e funzionale: niente corsa alla novità, ma adozione selettiva degli strumenti che servono davvero. Questo atteggiamento mette al centro autonomia e dignità, perché il mezzo è al servizio della persona e non il contrario. Per Maria il dispositivo riduce le distanze senza essere invadente: una scelta che rinforza il valore umano dell’interazione, dove la tecnologia è utile quando avvicina e conforta, contribuendo a sconfiggere solitudine e malinconia.

Formazione sul territorio e buone pratiche

Un’eco di questa esperienza si trova nei corsi organizzati nel quartiere Corvetto a Milano, promossi dalla cooperativa La Strada in collaborazione con la Fondazione Pensiero Solido. Qui, nelle classi per anziani, l’insegnamento punta su un uso pratico e relazionale dello smartphone: inviare messaggi, condividere foto, consultare mappe. Non si tratta di competizioni tecnologiche, ma di percorsi che restituiscono autonomia e senso di appartenenza. Queste iniziative dimostrano che la tecnologia diventa veramente inclusiva quando chi insegna sa mettere al centro bisogni affettivi e quotidiani.

La tecnologia come strumento di cura e significato

Le parole che Maria ha scritto dopo essersi trasferita a Diamante, poco prima dei suoi novanta anni, sono un piccolo documento di felicità: descrivono il legame con la sua infanzia, il ricordo di Giovanni e la pace che trova osservando il mare. Quel messaggio, condiviso nella chat familiare, non cambia la storia del mondo ma cambia il mondo dei suoi cari, portando con sé una presenza emotiva che supera la distanza fisica. Qui la tecnologia si trasforma in tecnologia solidale, capace di sostenere l’animo e di costruire una comunità affettiva anche a distanza.

Implicazioni per chi progetta servizi

Per imprese, cooperative e istituzioni la storia di Maria è un invito a progettare servizi digitali che siano accessibili e orientati alle relazioni. Inclusione digitale significa pensare a interfacce semplici, percorsi formativi mirati e a una comunicazione che valorizzi la cura. Un dispositivo è davvero utile quando aiuta una persona a mantenere i propri interessi e relazioni, come accade con Maria che si documenta su temi religiosi e politici e partecipa attivamente alla vita familiare. Le aziende possono trarre spunti concreti per programmi di responsabilità sociale e servizi pensati per anziani.

In conclusione, la quotidianità di Maria ci ricorda che la longevità si nutre di relazioni e che il digitale, ben progettato, può essere un alleato potente. Quando una nonna usa WhatsApp per dire “pensatemi felice” o per condividere le immagini di un tramonto sul mare, la tecnologia ha raggiunto il suo scopo più alto: rendere la vita più umana. Buona festa della mamma!

Scritto da Susanna Capelli

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