Argomenti trattati
Il Libro bianco intitolato “Made in Italy 2030 – Per una nuova strategia industriale”, presentato il 29 gennaio presso il CNEL, è considerato dal MIMIT una guida fondamentale per il futuro della politica industriale del paese. Tuttavia, resta da chiarire se si tratti di una strategia industriale realmente concreta. Solo il tempo potrà fornire risposte definitive.
La lettura di questo documento, che supera le 300 pagine, risulta affascinante per chi si interessa di innovazione. Un aspetto di particolare rilevanza è che il digitale non viene trattato come un semplice capitolo isolato, ma emerge come una leva trasversale in grado di influenzare le scelte di filiera, i criteri di allocazione degli incentivi e la governance del sistema produttivo.
Il digitale al centro della strategia industriale
Nel contesto del Libro bianco, il digitale assume un ruolo di primo piano, inserito in una cornice più ampia che comprende la competitività, la reindustrializzazione e le varie transizioni in atto, siano esse tecnologiche, energetiche o geopolitiche. Tuttavia, nonostante le buone intenzioni, emerge un primo elemento critico: la strategia rischia di restare frammentata se non vengono chiariti alcuni aspetti fondamentali come le priorità, i ritorni attesi e le modalità di misurazione dei progressi.
Competenze digitali e adozione tecnologica
Un punto cruciale evidenziato nel documento è il legame tra la competitività industriale e il livello di competenze digitali, insieme all’adozione di tecnologie avanzate. L’analisi rivela che l’Italia è ancora lontana dagli obiettivi fissati a livello europeo, sia per quanto riguarda la popolazione con competenze digitali di base che per l’adozione di strumenti come il cloud, i big data e l’intelligenza artificiale. Qui il digitale non è solo una questione di modernizzazione, ma si presenta come un fattore abilitante per la produttività, essenziale per sostenere salari e margini di profitto, oltre a favorire il reshoring.
Il ruolo della microelettronica e delle infrastrutture
Il Libro bianco dedica particolare attenzione alla filiera della microelettronica, enfatizzando l’importanza della competitività e della sicurezza economica. La produzione di semiconduttori, la capacità produttiva e l’attrazione di progetti industriali diventano temi centrali. Questo spostamento del digitale da un ambito puramente tecnologico a una dimensione di politica industriale effettiva invita a una riflessione più profonda su quali segmenti presidiare e come evitare l’effetto-vetrina.
Infrastrutture e data center
Un aspetto tangibile della strategia digitale riguarda i data center, considerati come infrastrutture fondamentali per il funzionamento del cloud e dei servizi digitali. Il documento sottolinea la necessità di misure di supporto, suggerendo che, in prospettiva, l’adeguata gestione delle autorizzazioni, dei costi energetici e della localizzazione sia cruciale per attrarre investimenti. Se questi elementi non vengono integrati nella politica industriale, il rischio è di relegare il digitale a un semplice capitolo, anziché trasformarlo in una vera piattaforma operativa.
Intelligenza artificiale e sicurezza informatica
Nell’ambito del Libro bianco, l’intelligenza artificiale emerge come una leva competitiva, mentre la cybersecurity è identificata come una condizione necessaria per garantire la continuità operativa e la fiducia nei processi digitali. Questo approccio è in linea con le sfide attuali affrontate da molte aziende, le quali devono trovare un equilibrio tra l’innovazione e la gestione dei rischi. Tuttavia, anche in questo caso, la mancanza di dettagli specifici su come integrare l’AI all’interno della politica industriale solleva interrogativi.
Indicatori e dati da analizzare
Il Libro bianco presenta diversi indicatori per descrivere lo stato dell’arte in termini di competenze e adozione tecnologica. Tuttavia, la questione della loro interpretazione è complessa. Ad esempio, il capitolo dedicato alle startup tende a utilizzare la crescita delle stesse come un indicatore della vitalità dell’ecosistema, ma occorre considerare fattori esterni come le normative e le dinamiche di mercato. Un’analisi più approfondita potrebbe rivelare una realtà più sfumata.
Verso un’azione concreta
Il Libro bianco ha l’indubbio merito di integrare il digitale nella strategia industriale, ma presenta anche dei rischi, come la possibilità di risultare un semplice catalogo di buone intenzioni senza scelte prioritarie chiare. La vera sfida risiede nella capacità di tradurre queste linee guida in azioni concrete e misurabili, che possano realmente contribuire a un’industria italiana più competitiva e innovativa.

