Salta al contenuto
25 Luglio 2026

Waico: la strategia cinese per dominare l’AI con 29 Paesi partner

Pechino lancia il Waico per diffondere modelli AI open source e infrastrutture in Paesi emergenti, sfidando la leadership tecnologica degli Stati Uniti

Waico: la strategia cinese per dominare l'AI con 29 Paesi partner

La competizione globale sull’Intelligenza artificiale ha raggiunto un nuovo livello. Non si tratta più solo di sviluppare modelli avanzati, ma di creare le infrastrutture necessarie per diffonderli. Capacità di calcolo, accesso ai dati, piattaforme open source, formazione e standard tecnici sono diventati fattori decisivi.

In questo scenario, la Cina sta stringendo legami sempre più stretti con il Global South presentando una strategia che unisce sviluppo tecnologico, politica industriale e cooperazione internazionale. L’annuncio è arrivato durante il World Artificial Intelligence Conference 2026 a Shanghai, dove è stata presentata la World Artificial Intelligence Cooperation Organization (Waico) un’organizzazione con sede a Shanghai che riunisce inizialmente 29 Paesi, tra cui Brasile, Russia, Indonesia e Sudafrica.

Il piano cinese per l’AI: infrastrutture e cooperazione

La National Development and Reform Commission cinese ha presentato un piano d’azione dedicato alla cooperazione e allo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Tra le priorità figurano l’accesso ai dati e alla capacità di calcolo, il sostegno ai modelli open source, la formazione, le applicazioni industriali e la collaborazione internazionale sugli standard.

Il presidente cinese Xi Jinping ha annunciato la creazione di centri internazionali per la cooperazione nelle applicazioni dell’intelligenza artificiale. Queste strutture forniranno infrastrutture, piattaforme open source e programmi di formazione in collaborazione con Paesi africani, mediorientali, latinoamericani e del Sud-est asiatico. La Cina ha già avviato un centro di questo tipo con i Paesi dell’Asean.

La strategia cinese oltre i modelli: un ecosistema completo

Un modello avanzato produce effetti economici solo quando può essere integrato nei processi produttivi, nei servizi pubblici, nella sanità, nella ricerca, nella logistica e nell’istruzione. Servono centri di calcolo, reti, competenze tecniche, sistemi interoperabili e costi sostenibili.

La Cina sta costruendo un ecosistema completo per l’AI, che include non solo i modelli, ma anche le infrastrutture, la formazione e la cooperazione internazionale. Questo approccio mira a creare un vantaggio competitivo che va oltre la semplice progettazione dei modelli, puntando sulla diffusione delle tecnologie e sulla capacità di trasformarle in prodotti e servizi.

Il ruolo del Waico nella diplomazia tecnologica cinese

Il Waico rappresenta un passo significativo nella diplomazia tecnologica cinese. L’organizzazione mira a sostenere l’adozione di tecnologie cinesi nei Paesi in via di sviluppo, offrendo modelli, assistenza tecnica e formazione. In cambio, la Cina può aumentare la dipendenza da piattaforme, fornitori e standard sviluppati in Cina.

La proposta cinese risponde alla domanda di molti Paesi emergenti di avere accesso a strumenti utilizzabili, infrastrutture meno costose e personale in grado di adattare l’intelligenza artificiale alle esigenze locali. I modelli aperti permettono di modificare il software, eseguirlo su infrastrutture locali e adattarlo a lingue e settori specifici.

La credibilità dell’offerta cinese è cresciuta dopo l’affermazione di DeepSeek e dei modelli Qwen di Alibaba. Questi sistemi hanno mostrato che le aziende cinesi possono realizzare tecnologie competitive e distribuirle con modalità più aperte rispetto a molte piattaforme statunitensi.

L’AI è entrata così nell’offerta internazionale della Cina accanto alle telecomunicazioni, al cloud, ai sistemi di pagamento e alle infrastrutture digitali. Questo percorso era già iniziato con la Digital Silk Road annunciata nel 2015 nell’ambito della Belt and Road Initiative.

La diffusione dei modelli cinesi può influire sulla definizione delle regole tecniche e politiche dell’intelligenza artificiale. Chi fornisce le piattaforme tende anche a condizionare i criteri di sicurezza, interoperabilità, gestione dei dati e controllo dei contenuti.

Gli Stati Uniti hanno promosso una coalizione alternativa, Pax Silica composta da 24 membri e concentrata soprattutto sulla sicurezza delle catene di approvvigionamento, sui semiconduttori e sui minerali critici. Le due iniziative riflettono approcci diversi: Washington assegna priorità al controllo delle tecnologie strategiche e delle forniture, mentre Pechino punta sulla diffusione dei modelli e sulla formazione dei Paesi che non dispongono di capacità autonome.

L’Europa, con l’AI Act ha assunto un ruolo centrale nella regolazione dell’intelligenza artificiale, ma dispone di meno capacità di calcolo, meno capitali privati e un numero inferiore di grandi piattaforme rispetto a Stati Uniti e Cina. Per ridurre questa dipendenza, servono investimenti nella ricerca, nei data center, nell’energia, nei semiconduttori, nella formazione e nelle applicazioni settoriali.

La competizione internazionale sull’intelligenza artificiale si sta evolvendo in una sfida più ampia, che riguarda la capacità di controllare i canali attraverso cui l’AI verrà distribuita, adattata e incorporata nell’economia. La Cina propone un pacchetto che comprende software, infrastrutture, formazione e cooperazione istituzionale, mentre gli Stati Uniti mantengono un vantaggio nei chip, nei capitali e nei modelli proprietari più avanzati.

Autore

Linda Pellegrini

Linda Pellegrini ha raccontato da Genova il processo di riconversione dell'ex area portuale entrando in Comune per un'intervista decisiva; è caporedattore con responsabilità sulle rubriche storiche e propone in redazione inchieste su memoria locale. Laureata all'Università di Genova, conserva un archivio di fotografie d'epoca della città.