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27 Maggio 2026

Proteggere le landing station: la nuova priorità per la sicurezza digitale

Un think tank avverte che la parte più esposta della catena dei cavi sottomarini potrebbe trovarsi sulla terraferma

Proteggere le landing station: la nuova priorità per la sicurezza digitale

Molti pannelli di discussione sulla sicurezza delle comunicazioni partono dal presupposto che il rischio principale sia in profondità, tra i fondali. Un’analisi del Center for European Policy Analysis mette invece in evidenza come il punto più fragile della rete globale possa trovarsi dove i cavi sottomarini emergono sulla costa: le landing station. Questi siti fissi raccolgono grandi volumi di traffico internazionale e li trasferiscono alle reti nazionali, diventando nodi decisivi per servizi cloud, transazioni finanziarie e applicazioni critiche.

Immaginare uno scenario realistico aiuta a capire il pericolo: una stazione di approdo perde visibilità operativa durante la notte, i gruppi elettrogeni di backup non partono e il traffico viene deviato causando congestione e interruzioni localizzate. Quello che può sembrare un problema di instradamento diventa allora un attacco mirato contro un’infrastruttura terrestre. Il messaggio centrale è che proteggere i cavi sottomarini significa anche ripensare la sicurezza delle risorse sulla terraferma.

La vulnerabilità nascosta delle landing station

Le landing station sono spesso trascurate nel dibattito pubblico, considerate impianti commerciali o tecnici piuttosto che elementi di sicurezza nazionale. In realtà sono siti geograficamente determinati, facilmente localizzabili e in molti casi concentrano più collegamenti. Questo li rende potenziali punti di fallimento a catena: danneggiando o compromettendo una singola stazione è possibile impattare diversi flussi internazionali. La questione non è solo fisica; la superficie di attacco comprende anche la cybersicurezza dei sistemi di gestione, i sistemi di alimentazione e le tecnologie operative.

Perché sono un punto cieco

Colpire un tratto di fondale richiede mezzi specialistici, competenze tecniche e condizioni operative complesse. Al contrario, una stazione a terra è un bersaglio statico, spesso vicino a porti o infrastrutture legacy progettate in contesti di minore rischio. Alcune strutture sono adeguatamente protette, altre meno: questo crea disomogeneità nella copertura della sicurezza. Inoltre le landing station offrono vettori di intrusione digitale e fisica combinati, dove un blackout elettrico o una manipolazione dei sistemi di routing può innescare un effetto domino sulla continuità del servizio.

Le lezioni dal Baltico e la reazione operativa

Incidenti recenti nel Mar Baltico hanno cambiato la percezione del rischio: danneggiamenti a cavi e pipeline, attribuiti in diversi casi a possibili azioni ibride, hanno portato attenzione e indagini. Le autorità hanno monitorato movimenti navali sospetti, inclusi mercantili collegati a flotte ombra. La risposta si è concentrata soprattutto sul pattugliamento dei fondali e sulla sorveglianza marittima. Tuttavia, nonostante i danni, le reti non sono collassate: il traffico è stato instradato altrove, mostrando un certo grado di resilienza della topologia esistente.

Limiti della difesa marittima

Rafforzare la sicurezza in mare è necessario, ma non sufficiente. Per creare un’interruzione davvero estesa servirebbe un’azione coordinata e sofisticata che colpisca più tratte contemporaneamente. Invece, una singola intrusione fisica o cyber a una stazione di approdo può avere impatti sproporzionati, soprattutto dove i collegamenti convergono. La metafora utile è quella del collo di bottiglia: dove la rete concentra capacità, concentra anche rischio. Per questo la strategia deve includere misure specifiche sui punti di approdo terrestri.

Cosa propone il CEPA: standard e pianificazione

Il Center for European Policy Analysis suggerisce un approccio articolato: introdurre standard nazionali per la protezione delle landing station, che comprendano controllo degli accessi, autorizzazioni rigorose, protezione perimetrale e sistemi di alimentazione ridondanti. Sul fronte digitale occorre rafforzare la cybersicurezza dei sistemi di management di rete per prevenire accessi non autorizzati e malware. Parallelamente, si raccomanda di ripensare l’architettura della rete per ridurre concentrazioni di rischio.

Ridondanza geografica e reclassificazione strategica

Oltre alle misure operative, il CEPA invita a valutare la ridondanza e la distribuzione geografica dei punti di approdo: creare percorsi alternativi e utilizzare approdi aggiuntivi può mitigare i colli di bottiglia. Infine, è cruciale cambiare la percezione politico-amministrativa: molte landing station devono essere riconosciute come infrastrutture strategiche con responsabilità condivise tra operatori, autorità di regolamentazione e enti di difesa. Solo così la protezione delle comunicazioni globali sarà efficace sia in mare che sulla terraferma.

Autore

Francesca Galli

Francesca Galli, fiorentina con formazione bancaria, prese la decisione di cambiare carriera dopo un convegno a Palazzo Vecchio: oggi cura analisi di mercati e colonne su risparmio e investimenti. In redazione propone linee editoriali attente alla trasparenza e conserva l'agenda del primo impiego in banca.