La Commissione europea sta per presentare una proposta legislativa che rivoluzionerà la protezione dei minori sui social media. Dopo un rapporto dettagliato presentato il 13 luglio 2026, la presidente Ursula von der Leyen ha annunciato che la proposta sarà discussa dopo la pausa estiva, con l’obiettivo di introdurre limiti e tutele precise per i giovani utenti.
Il rapporto, redatto dallo Special Panel on Child Safety Online guidato dallo psichiatra Jörg M. Fegert e dall’epidemiologa Maria Melchior, raccomanda un approccio graduale basato sull’età, con misure specifiche per proteggere i minori dai rischi online.
Il rapporto Child Safety Online: Protecting and Empowering Minors in a Digital World propone un sistema di protezione basato su fasce d’età. Per i bambini sotto i 3 anni, si raccomanda di evitare completamente l’uso di schermi e social media. Tra i 3 e i 12 anni, l’uso dovrebbe essere supervisionato, con contenuti adeguati all’età e tempi limitati.
Per gli adolescenti tra i 13 e i 18 anni, l’obiettivo è garantire ambienti sicuri by default privi di funzioni problematiche come lo scroll infinito, l’esposizione a contenuti dannosi e i contatti indesiderati. Il rapporto sottolinea l’importanza di un cambio di prospettiva sull’onere della prova spostando la responsabilità dalla famiglie ai fornitori di servizi digitali.
La responsabilità dei fornitori di servizi digitali
Secondo il rapporto, i fornitori di servizi digitali dovrebbero dimostrare che i loro ambienti sono sicuri e appropriati per l’età prima di poter raggiungere i minori. Ursula von der Leyen ha utilizzato un’analogia industriale per spiegare questo principio: chi sviluppa un prodotto è responsabile della sua sicurezza.
La proposta legislativa si basa su dati concreti, tra cui il Flash Eurobarometer 579 che ha intervistato 26.297 adolescenti e 12.750 genitori in tutti i 27 Stati membri. I dati mostrano che gli adolescenti europei trascorrono in media 4,5 ore al giorno davanti agli schermi nei giorni di scuola e 6,1 ore nei fine settimana. Il 14% supera le 10 ore giornaliere.
Il confronto con le norme nazionali e internazionali
La proposta della Commissione europea si inserisce in un contesto globale, con quasi 40 Paesi nel mondo che stanno discutendo o implementando restrizioni basate sull’età. In Australia, ad esempio, l’accesso ai social media è vietato sotto i 16 anni, mentre nel Regno Unito si sta valutando un divieto simile.
In Francia, la legge approvata nel 2026 vieta l’iscrizione ai social media sotto i 15 anni salvo autorizzazione genitoriale. In Spagna, il governo ha annunciato un pacchetto di misure che prevede un divieto di accesso ai social per gli under 16. La Danimarca e la Grecia stanno seguendo approcci simili, con soglie di età variabili tra i 13 e i 15 anni.
La verifica dell’età e la protezione dei dati
Un aspetto cruciale della proposta è la verifica dell’età. La Commissione europea sta lavorando a una soluzione europea di age verification che consenta agli utenti di provare la propria età senza condividere dati personali non necessari. Il rapporto del panel raccomanda che i sistemi di age assurance siano proporzionati, accurati e rispettosi della protezione dei dati.
La proposta legislativa dovrà fare i conti con una posizione più restrittiva del Parlamento europeo, che ha approvato una risoluzione non legislativa che propone un’età minima digitale armonizzata a livello Ue di 16 anni per l’accesso a social media, piattaforme di video sharing e AI companions. La Commissione dovrà trovare un punto di sintesi nella proposta di settembre, e il risultato non è scontato.
Le nuove normative mirano a garantire ambienti sicuri e appropriati per i giovani utenti, spostando la responsabilità dalla famiglie ai fornitori di servizi digitali.



