Il 24 giugno 2026 a Milano il convegno finale dell’Osservatorio Innovative Robotics organizzato dal Politecnico di Milano ha messo a fuoco la trasformazione della robotica industriale verso sistemi più intelligenti e collaborativi. La ricerca, basata su una survey che ha coinvolto quasi 400 aziende italiane disegna un mercato che lascia alle spalle l’automazione confinata nelle gabbie per abbracciare macchine adattative che interagiscono con le persone e i processi produttivi.
Adozione, settori e previsioni numeriche
I dati raccolti mostrano che oggi la quota di imprese che hanno integrato soluzioni robotiche è pari al 28%. Questo valore riflette l’analisi estesa a tutti i comparti economici, non solo ai settori tradizionalmente automatizzati. Le previsioni a medio termine indicano un’accelerazione: la penetrazione complessiva dovrebbe salire al 36% entro la fine del 2028 guidata sia dai reinvestimenti — che interessano due terzi del campione attuale — sia dall’ingresso di nuove realtà, pari all’11% del campione, che intendono adottare soluzioni robotiche nel prossimo triennio.
Settori e casi d’uso
Se rimangono in testa l’elettronica, la chimica-farmaceutica e l’automotive, la ricerca segnala un interesse in crescita in ambiti come la sanità l’aeronautica e la difesa, nonché la lavorazione del legno e dell’arredo. Le categorie di macchine destinate a crescere maggiormente nei prossimi anni sono i robot collaborativi (Cobot) gli Autonomous Mobile Robots (AMR) e gli umanoidi con questi ultimi ancora in fase sperimentale ma già impiegati in movimentazione, trasporto e controllo qualità grazie all’applicazione di intelligenza artificiale per il riconoscimento delle immagini.
Flussi di investimento, costi e sperimentazioni
La spesa registrata dal punto di vista degli end-user evidenzia due grandi aggregati: oltre 2 miliardi di euro in CapEx per robot chiavi in mano e attività di industrializzazione e circa 1,3 miliardi di euro in OpEx per i costi operativi e di manutenzione. Le grandi imprese guidano gli investimenti con un budget medio per progetto attorno ai 700.000 euro mentre le medie imprese investono in media circa 240.000 euro per progetto, ma mantengono un peso complessivo simile a quello delle big per via del maggior numero di realtà presenti nel tessuto produttivo.
Sperimentazioni e budget dedicati
Per quanto riguarda i progetti pilota di robotica innovativa, circa una realtà su tre ha pianificato sperimentazioni; i budget medi destinati sono riportati intorno ai 225.000 euro per le grandi e a livelli inferiori per le medie imprese. Questo quadro conferma un percorso di industrializzazione che procede per passi differenziati in base alla dimensione aziendale e alla capacità di assorbire tecnologie complesse.
Architetture software, competenze e barriere normative
Un punto chiave emerso al convegno è che il vero cambiamento non riguarda solo il braccio robotico o il telaio, ma l’architettura software che rende una macchina adattativa. Nella robotica tradizionale l’integratore gestiva in modo end-to-end progettazione, certificazione e know-how di processo; oggi la transizione richiede competenze diverse e piattaforme nuove. Il mercato appare polarizzato tra produttori hardware che tendono a non occuparsi dell’integrazione e software house focalizzate sulle piattaforme; nello spazio tra questi due poli servono attori in grado di validare il business case e governare insieme algoritmo e certificazione fisica.
Le criticità segnalate dalle imprese sono concrete: il 51% individua limiti operativi nel contesto di filiera, mentre l’89% considera la regolamentazione il principale ostacolo allo sviluppo, perché l’assenza di un quadro normativo definito rallenta la trasformazione delle sperimentazioni in progetti operativi che possano far convivere liberamente macchine e persone negli stessi spazi.
Impatto su competenze e sicurezza
La diffusione di robotica mobile e collaborativa facilita l’ingresso dell’automazione in siti brownfield senza stravolgere infrastrutture, riducendo i costi di accesso per le PMI e accelerando i tempi di industrializzazione. Tuttavia questo richiede nuove competenze: il ricorso a digital twin e interfacce grafiche intuitive sta disaccoppiando la programmazione dal funzionamento fisico, permettendo anche a operatori con background manuale di evolvere in ruoli di programmazione robotica.
Come ha sintetizzato Simone Panicucci, Manufacturing & Operations Consulting Sr Manager di Accenture“il passaggio a rendere un robot adattativo richiede tecnologie, piattaforme e conoscenze completamente diverse“. Questa frase riassume la necessità di combinare innovazione tecnologica, governance e formazione per trasformare le potenzialità dimostrate in vantaggio competitivo sostenibile.



