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17 Giugno 2026

Sovranità digitale europea: strategie per ridurre la dipendenza tecnologica

L'Europa sta lavorando per ridurre la dipendenza tecnologica da Stati Uniti e Cina, con un piano ambizioso per la sovranità digitale che include investimenti in semiconduttori e cloud computing.

Sovranità digitale europea: strategie per ridurre la dipendenza tecnologica

Nei prossimi anni, la riduzione della dipendenza tecnologica da attori stranieri sarà una priorità per l’Europa. La Commissione europea ha lanciato un ampio pacchetto di misure per promuovere l’autonomia tecnologicacon l’obiettivo di ridurre la dipendenza dai fornitori tecnologici statunitensi e cinesi.

Il Cepa ha analizzato le iniziative in corso, evidenziando sia i progressi che le sfide ancora aperte. Tra le misure più rilevanti ci sono la riserva di contratti critici di cloud computing pubblico per fornitori europei e l’utilizzo di fondi pubblici per sostenere la costruzione di fabbriche di semiconduttori avanzati.

Il contesto globale e le sfide del cloud computing

Il contesto globale è caratterizzato da una crescente diffidenza verso gli Stati Uniti e dal timore per la potenza economica e industriale della Cina. La Cina domina il mercato delle materie prime critiche, mentre gli Stati Uniti controllano gran parte dell’ecosistema cloud e software mondiale.

La dipendenza europea è particolarmente evidente nel cloud computingdove AmazonMicrosoft e Google controllano circa il 70% del mercato. Questo ha alimentato preoccupazioni a Bruxelles riguardo a possibili pressioni politiche o restrizioni provenienti da governi stranieri.

L’episodio della Corte Penale Internazionale

Un episodio significativo è stato il blocco degli account di posta elettronica dei membri della Corte Penale Internazionale da parte di Microsoftsotto pressioni dell’amministrazione statunitense. Questo ha portato la Corte ad adottare Open Deskuna soluzione europea open source, diventando un simbolo della vulnerabilità europea rispetto ai fornitori extraeuropei.

La fattibilità della sostituzione con tecnologia Made in Europe

Sostituire l’intera infrastruttura tecnologica straniera con alternative europee potrebbe costare tra i 3.000 e i 5.000 miliardi di euro, senza alcuna certezza di successo. Alcuni segmenti strategici, come i semiconduttori per l’intelligenza artificiale, sono oggi dominati completamente da produttori americani.

Un ulteriore problema riguarda la stessa definizione di sovranità digitale. Per alcuni significa sostituire i prodotti americani e cinesi con equivalenti europei, per altri indica la necessità di garantire sicurezza delle forniture, resilienza e maggiore competitività economica.

Competitività economica e il ruolo dell’intelligenza artificiale

La competitività economica è un’altra grande motivazione che sostiene il progetto europeo sulla sovranità. Secondo un rapporto di Mario Draghiil reddito disponibile pro capite statunitense è quasi il doppio di quello europeo, principalmente a causa del ritardo tecnologico accumulato dall’Europa negli ultimi decenni.

La Commissione Europea spera che il nuovo pacchetto favorisca la sostituzione progressiva di prodotti e servizi americani con alternative europee. La vicepresidente esecutiva Henna Virkkunen ha dichiarato che Bruxelles ha identificato cento servizi digitali per i quali si stanno cercando equivalenti europei.

Tuttavia, le organizzazioni dell’industria americana hanno criticato il pacchetto europeo, sostenendo che limitare l’accesso ai fornitori internazionali ridurrà la qualità delle tecnologie disponibili per imprese e pubbliche amministrazioni dell’Europa.

Il dibattito sui chip per l’intelligenza artificiale

Il nuovo pacchetto europeo per la sovranità digitale include un capitolo dedicato ai semiconduttori, con la proposta di un Chips Act 2.0 che prevede la costruzione di una fabbrica europea dedicata alla produzione di chip avanzati per l'intelligenza artificiale.

Il Cepa considera questa strategia rischiosa e sostiene che sarebbe più efficace valorizzare i punti di forza già esistenti dell’ecosistema europeo dei semiconduttori. Gli analisti ricordano il bilancio del primo European Chips Act del 2026, che mirava a portare la quota europea del mercato globale dei semiconduttori dal 10% al 20% entro il 2030, con risultati contrastanti.

Il nodo fondamentale sarebbe proprio la domanda. L’industria europea richiede prevalentemente semiconduttori destinati ai settori automotive e industriale, mentre i chip più avanzati, come quelli a 2 nanometri necessari per l’intelligenza artificiale di ultima generazione, trovano il loro principale mercato negli Stati Uniti.

Secondo Christophe Fouquetamministratore delegato di Asmlse venisse costruita una fabbrica europea di chip AI avanzati, la maggior parte della produzione finirebbe probabilmente per essere esportata negli Stati Uniti, dove si concentra la domanda. In pratica, l’Europa rischierebbe di sovvenzionare con denaro pubblico una capacità produttiva che servirebbe soprattutto il mercato americano.

Per evitare questo scenario, Fouquet sostiene che la priorità dovrebbe essere aumentare l’adozione dell’intelligenza artificiale all’interno dell’Europa. Una delle misure suggerite consiste nell’alleggerire alcuni aspetti dell’Ai Act europeo, che secondo diversi grandi gruppi industriali rischia di rallentare la diffusione della tecnologia.

Il Cepa osserva che senza una forte domanda di AI europea, una mega-fabbrica dei chip sostenuta dagli Stati avrebbe dei costi enormi e sarebbe dipendente per sempre dai sussidi pubblici. Attualmente il mercato dei chip per l’intelligenza artificiale è dominato da Nvidia e Amdmentre tra i principali clienti figurano GoogleAmazon e Microsoft.

La proposta del Cepa per l’Europa

La proposta alternativa avanzata dal Cepa è di utilizzare i fondi pubblici per rendere più conveniente costruire e investire in Europa, mantenendo però la collaborazione con attori globali come Tsmc e Samsungche possiedono già l’esperienza necessaria per operare impianti avanzati su larga scala.

In generale, gli esperti suggeriscono di ridurre l’enfasi sui cosiddetti campioni nazionali come Infineon o STMicroelectronics e di favorire invece la nascita di un ecosistema dinamico di aziende fabless specializzate nella progettazione di chip AI. In quest’ottica viene proposta la creazione di una AI Chip Growth Facility paneuropea, capace di co-investire insieme ai venture capital in Paesi dove esistono competenze tecniche ma mancano finanziamenti adeguati, come Paesi Bassi, Polonia e Stati baltici.

Secondo il Cepal’Europa possiede già numerosi punti di forza da cui partire. Il centro di ricerca belga Imec viene descritto come il principale hub indipendente mondiale per la ricerca in nanoelettronica, mentre Asml e altre aziende europee dominano tecnologie fondamentali per la litografia e la produzione avanzata di semiconduttori.

La strategia più efficace sarebbe quindi valorizzare il talento progettuale europeo, la ricerca universitaria, la proprietà intellettuale specialistica e gli strumenti industriali già esistenti, trasformando università e centri di ricerca in vere e proprie fabbriche di startup nel settore dei chip AI.

Autore

Linda Pellegrini

Linda Pellegrini ha raccontato da Genova il processo di riconversione dell'ex area portuale entrando in Comune per un'intervista decisiva; è caporedattore con responsabilità sulle rubriche storiche e propone in redazione inchieste su memoria locale. Laureata all'Università di Genova, conserva un archivio di fotografie d'epoca della città.