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Il 29 aprile 2026 AGCOM, nella sua veste di coordinatore per i servizi digitali in Italia, ha trasmesso alla Commissione europea una richiesta formale di valutazione sui servizi pubblici offerti da Google tramite le interfacce note come AI Overviews e AI Mode. La mossa, sollecitata da una segnalazione della FIEG, non è una sentenza ma l’attivazione di un meccanismo previsto dal DSA per verificare possibili violazioni degli articoli 27, 34 e 35. Dietro il linguaggio burocratico si nasconde un problema concreto: la sostenibilità economica delle redazioni e la capacità dei lettori di accedere alle fonti originali.
La questione tocca aspetti tecnici, economici e democratici. I sistemi che sintetizzano risultati di ricerca trasformano la visibilità e il flusso di traffico verso i siti di informazione, spostando il consumo dalla pagina dell’editore al riquadro informativo del motore. Questo fenomeno solleva dubbi sul copyright, sull’equo compenso e sul pluralismo, e richiama il tema delle allucinazioni, ossia risposte generate dall’AI che possono contenere errori o contenuti inventati senza chiari strumenti di verifica per l’utente.
Impatto sui giornali e numeri che allarmano
Le segnalazioni raccolte dagli editori descrivono una perdita significativa di traffico verso i siti di informazione. Secondo il Reuters Institute, su oltre 2.500 testate il flusso di utenti provenienti da Google è calato del 33% nel 2026; le statistiche mostrano che quando è presente un sommario AI solo l’8% degli utenti apre un risultato e il link all’interno del riquadro viene cliccato nell’1% dei casi. Analogamente il Pew Research Center ha evidenziato che, con l’overview AI attiva, solo il 21% degli utenti clicca su un link rispetto al 56% in assenza del servizio. In Italia, attivato il 26 marzo 2026, il servizio ha già causato cali di traffico stimati tra il 10% e il 40% per i siti più esposti.
Chi perde di più
Non tutte le testate sono colpite allo stesso modo: le piccole e medie realtà editoriali riscontrano maggiori difficoltà nel riconvertire la perdita di visite in ricavi pubblicitari. Ridotta la quantità di pagine viste, diminuiscono le opportunità di monetizzazione e si mette a rischio la tenuta delle redazioni. Per questo motivo l’aspetto economico si intreccia con quello civile: meno visibilità significa meno fonti consultate e, potenzialmente, un pluralismo più fragile.
Dimensione legale e casi internazionali
Il ricorso all’autorità europea non è isolato: negli Stati Uniti alcuni editori hanno già intrapreso azioni legali. Nel settembre 2026 Penske Media ha citato in giudizio Google, segnalando cali di ricavi superiori al 30%, mentre a febbraio 2026 Chegg ha denunciato pratiche monopolistiche dopo un crollo del traffico del 49% nel solo gennaio. Anche la Commissione ha avviato un esame antitrust formale il 9 dicembre 2026. Questi casi mostrano che la disputa non è solo nazionale ma riguarda l’intero ecosistema digitale e la posizione di mercato dei grandi operatori, indicati nel DSA come VLOP/VLOSE (very large online platforms/search engines).
Regole, trasparenza e responsabilità
AGCOM ha chiesto di verificare se le funzionalità di sintesi rispettino gli obblighi di trasparenza e di mitigazione dei rischi per la libertà di informazione previsti dal DSA. Nel contempo l’autorità ha lanciato un tavolo permanente tra piattaforme ed editori per discutere di copyright, intelligenza artificiale e pluripolitismo, facendo leva anche sulla propria competenza in tema di equo compenso (delibera 3/23/CONS). L’obiettivo è negoziare regole che evitino la semplice esternalizzazione del valore prodotto dai giornalisti senza un adeguato ritorno economico.
Un bivio per il giornalismo
La tecnologia offre strumenti formidabili per migliorare l’accesso all’informazione, ma quando modifica i meccanismi economici senza regole condivise il rischio è sistemico. Se la sintesi automatica sostituisce la consultazione delle fonti, si indeboliscono sia la qualità dell’informazione sia la pluralità dei punti di vista. Per questo motivo la questione segnalata da FIEG e portata da AGCOM a Bruxelles non è puramente tecnica: è una scelta sul futuro del giornalismo e sulla tenuta di un ecosistema informativo libero e sostenibile.
Il prossimo passo sarà la valutazione della Commissione europea, che potrà decidere di aprire un’indagine formale ai sensi dell’articolo 65 del DSA. Parallelamente il rafforzamento del dialogo tra piattaforme ed editori e l’applicazione di criteri chiari per l’equo compenso saranno elementi chiave per evitare che l’innovazione si traduca in impoverimento del servizio pubblico dell’informazione.

