Misurare lo stato di salute di un ecosistema dell’innovazione è un compito che richiede equilibrio tra rigore e flessibilità. Mind the Bridge ha portato questo tema al centro del suo lavoro e, questa settimana a Seoul ha presentato il report The Innovation Economy of South Korea durante il suo Scaleup Summit accompagnando un gruppo di customer partner tra cui Fincantieri.
Presentazione del report a Seoul e obiettivi della metodologia
Durante il Scaleup Summit a Seoul abbiamo mostrato un approccio che cerca di essere al tempo stesso comparabile e sensibile alle peculiarità locali. L’obiettivo è trasformare dati e osservazioni in un benchmark utilizzabile da governi, aziende e investitori per capire la posizione relativa di un ecosistema rispetto ad altri centri come BostonSan PaoloTel Aviv e Torino. Il punto di partenza non è quindi soltanto contare le aziende, ma interpretare come i diversi elementi dell’ecosistema interagiscono tra loro per generare impatto economico.
Perché serve un metodo ibrido
Non esistono due ecosistemi identici: una metodologia troppo rigida rischia di appiattire le specificità che contano. Per questo il modello mostrato a Seoul combina indicatori standardizzati con elementi qualitativi in grado di catturare differenze strutturali. In pratica si tratta di leggere un ecosistema attraverso più livelli e di non confondere la pluralità delle realtà imprenditoriali in un unico dato aggregato.
I numeri chiave dell’ecosistema sudcoreano
Il report offre una fotografia quantitativa che aiuta a comprendere la scala e la densità dell’ecosistema. Secondo il nostro ultimo censimento, la Corea del Sud conta 3.359 scaleup un dato che posiziona il Paese come l’ottavo ecosistema nazionale più grande al mondo, con Seoul all’undicesimo posto tra gli ecosistemi più sviluppati a livello globale. Queste scaleup sono definite come aziende che hanno raccolto oltre un milione di dollari in capitale di rischio, e rappresentano la parte più visibile del percorso di crescita.
Al di sotto delle scaleup, la struttura numerica include circa 10.000 startup e una base ancora più ampia di circa 25.000 PMI tecnologiche non finanziate da venture capital. L’ecosistema è supportato da circa 700 investitori privati e da più di 550 innovation broker pubblici e privati, che sostengono oltre 800 programmi di supporto all’imprenditorialità e all’innovazione. Questi elementi numerici forniscono sia il lato dell’offerta tecnologica sia la capacità del sistema di mettere in relazione domanda e offerta.
Interpretare la piramide dell’innovazione
Per rendere operativa l’analisi proponiamo una rappresentazione a piramide: alla base si collocano le startup in fase iniziale, più su le scaleup e in cima gli outlier capaci di raggiungere scala internazionale. Le scaleup fungono da indicatore di maturità, mentre gli outlier hanno un impatto sproporzionato sulla percezione internazionale del Paese. La presenza di una larga platea di PMI tecnologiche, inoltre, è fondamentale per comprendere la resilienza e la diffusione dell’innovazione oltre il circuito del venture capital.
Utilità pratica del report per attori pubblici e corporate
Il valore di una metodologia robusta sta nella sua capacità diagnostica: il report non è un mero esercizio accademico, ma uno strumento pensato per dire a governi e aziende dove si collocano i colli di bottiglia e quali leve possono accelerare la transizione da startup nation a scaleup nation. Presentare questi risultati a Seoul ha permesso a partecipanti e partner — tra cui realtà come Fincantieri — di confrontare strategie e programmi, partendo da dati comparabili e da una lettura che non ignora le diverse traiettorie locali.
Rendere aperti e tracciabili questi dati attraverso piattaforme dedicate facilita il confronto internazionale e consente un monitoraggio continuo dell’evoluzione degli ecosistemi. Per chi partecipa al processo decisionale, il passaggio cruciale è trasformare i numeri in politiche e pratiche operative che migliorino il collegamento tra capitale, conoscenza e mercati.


