Il 29 ottobre ha rappresentato una giornata di forte turbolenza per le grandi aziende tecnologiche. L’indice Nasdaq 100 è sceso del 2,6% e, in particolare, Alphabet-Google ha subito una perdita di circa 467 miliardi di dollari, equivalenti a un calo del 12,29% del valore di mercato, portandolo a 3,45 trilioni di dollari. Il crollo è stato definito da alcuni analisti come il più grave “bagno di sangue” di un singolo giorno di borsa nella storia recente, pari solo al record di Nvidia del gennaio 2025.
Nel pomeriggio della stessa giornata, le trimestrali di Amazon e Intel hanno aggravato il clima di sfiducia, con Intel in pre-market a –25% e Amazon a –5,5%, mentre Microsoft è riuscita a contenere la perdita al –0,16%, grazie a risultati più equilibrati nel cloud Azure.
Alphabet: i numeri che hanno scatenato il panico
Il rapporto trimestrale di Alphabet mostra ricavi totali di 127,6 miliardi di dollari, crescita del 25% rispetto all’anno precedente, e un operating income di 40,6 miliardi (+30%). Tuttavia, il net income è sceso a 26,2 miliardi, dopo aver detratto una perdita di 8,7 miliardi legata al valore di una quota di SpaceX. Il free cash flow è tornato negativo per il secondo trimestre consecutivo, segnalando l’inizio di un trend preoccupante.
Rallentamento della pubblicità e impatto dell’AI Mode
Il settore “search advertising” ha registrato una crescita più lenta per il secondo trimestre di fila, riflettendo la diffusione delle nuove AI mode searches. Queste query, seppur innovative, generano ricavi pubblicitari inferiori rispetto alle ricerche tradizionali, alimentando il timore di una diminuzione sostenuta del flusso di cassa proveniente dalla pubblicità.
Spese in crescita per AI e infrastrutture cloud
Alphabet prevede un capex pari a 202 miliardi di dollari entro la fine del 2027, con un picco previsto sopra i 300 miliardi nel 2027 stesso. L’investimento massiccio è diretto a Google Cloud, che ha registrato un fatturato di 30,71 miliardi (+103%) e un margine operativo del 36,2%, grazie a una domanda in rapida espansione di aziende che addestrano modelli di intelligenza artificiale. Il portafoglio ordini di Google Cloud è cresciuto di 47 miliardi, raggiungendo 561 miliardi, con oltre il 55% destinato a ricavi nei prossimi due anni.
Amazon e Intel: risultati deludenti nonostante la crescita del cloud
Nonostante il record di crescita del 39% di AWS, con ricavi di 46 miliardi, Amazon ha visto il titolo scendere del 5,5% nella seduta del 30 ottobre. Le previsioni di vendita per il periodo natalizio sono state giudicate evitanti, e il free cash flow è risultato fortemente negativo, grazie a un aumento del capex necessario a mantenere la leadership nel mercato cloud.
Intel ha subito una caduta pre-market del 25%, spinta da timori legati al futuro della domanda di servizi AI e da una valutazione di mercato che ha reagito negativamente a una combinazione di margini compressi e prospettive di crescita incerta.
Microsoft: l’unica luce nella tempesta tech
Microsoft è riuscita a limitare la perdita di valore al -0,16% grazie a una crescita dei ricavi del trimestre di 92,28 miliardi di dollari (+19%) e a un aumento del 48% dei ricavi del cloud Azure. Il free cash flow è rimasto positivo, permettendo all’azienda di lanciare un piano di incentivazione per 60 000 dipendenti, liberando risorse da destinare allo sviluppo dell’AI. Il profitto è stato registrato a 36,63 miliardi, confermando la solidità del modello di business nonostante il clima di vendite su larga scala.
La giornata del 29-30 ottobre ha evidenziato una frattura nel settore tech: mentre Alphabet e Amazon lottano con la trasformazione del proprio modello pubblicitario e con investimenti infrastrutturali sempre più onerosi, Microsoft sembra aver trovato un equilibrio tra crescita del cloud e gestione della liquidità. La capacità di ciascuna azienda di sostenere gli ingenti investimenti in AI sarà determinante per definire le gerarchie future nella corsa all’intelligenza artificiale.



