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1 Luglio 2026

Cina in crescita: PMI manifatturiero supera 50 punti e yen ai minimi storici

I mercati asiatici registrano una forte crescita grazie ai dati PMI della Cina, mentre lo yen giapponese tocca minimi storici. Scopri le implicazioni per l'economia globale.

Cina in crescita: PMI manifatturiero supera 50 punti e yen ai minimi storici

I mercati finanziari asiatici hanno chiuso la seduta con segnali positivi, trainati dai dati macroeconomici migliori delle attese provenienti dalla Cina. Questo slancio ha permesso alle borse della regione di concludere un secondo trimestre eccezionale, con la Corea del Sud e il Giappone in testa grazie all’ottimismo legato all’intelligenza artificiale.

La Cina ha mostrato segni di ripresa con l’indice PMI manifatturiero ufficiale che è tornato in territorio espansivo a giugno, attestandosi a 50,3. Anche il PMI servizi è salito a 50,2, mentre l’indice composito ha raggiunto 50,6, indicando una stabilizzazione dell’economia grazie alla solidità delle esportazioni nel settore tecnologico.

La ripresa della Cina e il ruolo delle esportazioni

L’indice PMI del comparto manifatturiero ad alta tecnologia ha raggiunto quota 53,5 punti, un livello decisamente superiore rispetto alla performance media dell’intero settore manifatturiero. Questo dato dimostra che lo sviluppo della manifattura di fascia alta continua a migliorare e il suo ruolo trainante nell’economia si è ulteriormente rafforzato.

Secondo gli analisti di Bloomberg Economics Chang Shu e David Qu, i dati PMI di giugno suggeriscono che l’economia cinese si sta stabilizzando in un regime di crescita moderata, con un’espansione contenuta sia del settore manifatturiero sia di quello dei servizi. Tuttavia, gli esperti di Ing prevedono un possibile rallentamento della crescita economica nel secondo trimestre del 2026, che potrebbe spingere Pechino ad adottare ulteriori misure di stimolo nei prossimi mesi.

Le tensioni commerciali e le misure di controllo

Nel frattempo, la Cina ha annunciato controlli all’export contro decine di aziende giapponesi, in una mossa volta a frenare quello che Pechino ha definito una «nuova forma di militarismo» di Tokyo. Il ministero del Commercio cinese ha inserito 20 società giapponesi, comprese unità di Mitsubishi Electric e Mitsubishi Heavy Industries nella propria lista di controllo delle esportazioni.

Pechino ha inoltre aggiunto altre 20 aziende giapponesi, tra cui controllate di Hitachi e Komatsu oltre ai produttori di droni Acsl e Terra Drones a una «watch list» che impone agli esportatori di beni a duplice uso di ottenere autorizzazioni aggiuntive. Gli esportatori dovranno richiedere licenze individuali, presentando una valutazione del rischio e un impegno scritto a mano secondo cui gli articoli non contribuiranno a rafforzare le capacità militari del Giappone.

Il Giappone e lo yen ai minimi storici

L’indice giapponese Nikkei è cresciuto dell’1,64% e si avvia a chiudere il secondo trimestre con un rialzo superiore al 36%, dopo aver raggiunto nuovi massimi storici. Lato macro, l’indice della produzione industriale a maggio ha registrato un incremento dello 0,5% su base mensile, in linea ad aprile e poco sotto le stime degli economisti a +0,6%. Invece, la disoccupazione in Giappone è risultata stabile a maggio 2026 al 2,5%, come previsto dagli esperti.

Tuttavia, lo yen giapponese è sceso ai minimi degli ultimi quarant’anni rispetto al dollaro, un indebolimento che continua a mantenere i mercati in allerta per un possibile intervento delle autorità, nonostante i rinnovati avvertimenti verbali dei funzionari governativi. Il cambio yen/dollaro è sceso temporaneamente fino a 162,416 yen per dollaro, superando il minimo registrato nel luglio 2026 e raggiungendo il livello più debole nei confronti del dollaro dal 1986.

Le dichiarazioni del Segretario di gabinetto, Minoru Kihara e del Ministro delle finanze, Satsuki Katayama non sono riuscite a frenare le vendite sulla valuta giapponese. Se da un lato uno yen più debole ha favorito gli utili degli esportatori e sostenuto il mercato azionario giapponese, che continua a muoversi su livelli record, dall’altro ha aumentato il costo delle importazioni denominate in dollari, in particolare quelle energetiche. Il conseguente incremento del costo della vita ha ridotto il potere d’acquisto delle famiglie.

Autore

Susanna Riva

Susanna Riva osserva Bologna dalla finestra dell’Archivio di Stato dove una volta ha passato una settimana a consultare faldoni sulle cooperative cittadine: quel documento segnò la scelta editoriale di approfondire responsabilità istituzionali. Tiene linea critica nella redazione, amante del caffè lungo e del taccuino sempre pieno.