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20 Ottobre 2026

Commercio B2B in Italia: 316 miliardi e il gap dell’integrazione

Il B2B digitale batte 316 miliardi, ma l’integrazione resta un ostacolo: scopri come le piattaforme open‑source possono cambiare il gioco.

Commercio B2B in Italia: 316 miliardi e il gap dell’integrazione

Il commercio tra imprese in Italia sta vivendo una crescita senza precedenti. Secondo l’Osservatorio B2B Digital Commerce del Politecnico di Milano, nel 2025 gli ordini gestiti tramite EDI, portali e marketplace hanno raggiunto un valore di 316 miliardi di euro segnando un incremento del 14 % rispetto all’anno precedente. Questo dato testimonia l’adozione sempre più diffusa di canali digitali anche nei settori tradizionali come la manifattura e la distribuzione.

Nonostante il volume in forte espansione, la digitalizzazione delle transazioni rappresenta solo la punta dell’iceberg. Il vero valore aggiunto si trova nell’interconnessione tra il canale di vendita online, i sistemi gestionali (ERP) e la forza vendita, fattore cruciale per mantenere coerenza e competitività sul mercato.

Crescita del commercio B2B digitale: 316 miliardi di euro e +14 %

Il dato di 316 miliardi è sostenuto da una penetrazione capillare delle tecnologie B2B: il 56 % delle grandi imprese dispone già di un portale dedicato e, tra questi, il 73 % permette la gestione di acquisti e ordini online. Tuttavia, la maggior parte di questi sistemi opera in maniera isolata, senza scambiare informazioni in tempo reale con le piattaforme ERP o con i CRM utilizzati dal personale di vendita.

Il divario di integrazione: solo il 17 % dei portali raggiunge il modello Unified Commerce

Secondo lo stesso studio, appena 17 % dei portali B2B è in grado di offrire un’esperienza di Unified Commerce ovvero la completa armonizzazione tra canale digitale, gestione anagrafica dei clienti e operatività della rete vendita. Questo gap si traduce in difficoltà pratiche: i clienti non trovano sempre le proprie condizioni commerciali, i listini personalizzati non sono sempre aggiornati e le informazioni sui magazzini possono risultare incoerenti.

Conseguenze sulla rete di vendita tradizionale

Nel mondo industriale, il rapporto diretto tra agente e cliente rimane fondamentale. Un portale che consente riordini autonomi e visualizzazione delle disponibilità libera l’agente dal compito di gestire dati statici, permettendogli di concentrarsi sulla consulenza e sulla creazione di opportunità di vendita più complesse, soprattutto in reti di concessionari e distributori.

Shopware e il Complex Commerce: una risposta flessibile alle esigenze industriali

Shopware, piattaforma open-source specializzata nel commercio digitale, propone il concetto di Complex Commerce per gestire la complessità tipica dei settori manifatturiero e distributivo. La soluzione è costruita su un’architettura modulare, API-first e headless**, che si adatta facilmente ai processi esistenti e si collega a ERP, CRM e sistemi di gestione magazzino senza richiedere riscritture costose.

Grazie a questa flessibilità, le aziende possono aggiungere nuovi canali, espandere la presenza internazionale o personalizzare cataloghi complessi mantenendo sotto controllo i costi operativi. Il modello permette inoltre di conservare la visibilità nelle condizioni contrattuali specifiche per ciascun cliente, elemento critico per distributori con listini diversi e più magazzini.

Delusione dei merchant: 82 % delle aziende non ottiene ciò che promette il provider

Un’indagine condotta da Shopware in collaborazione con Casaleggio Associati evidenzia un altro problema strutturale: l’82 % dei merchant ritiene che i risultati del proprio eCommerce B2B non rispettino le promesse iniziali dei fornitori. Le principali cause segnalate includono dichiarazioni fuorvianti su funzionalità (63 %), scadenze irrealistiche (59 %) e mancanza di referenze verificabili (51 %).

Queste lacune hanno generato costi imprevisti in circa il 40 % delle aziende, principalmente legati a integrazioni aggiuntive e a un supporto post-implementazione limitato. Parallelamente, solo il 4 % delle grandi imprese ha adottato l’AI in maniera estesa, nonostante il 59 % abbia avviato progetti sperimentali, dimostrando un potenziale ancora poco sfruttato.

La soluzione proposta dal sondaggio è l’adozione di piattaforme composable basate su architetture open-source, headless e API-first che garantiscono maggiore trasparenza, scalabilità e libertà di personalizzazione. Strumenti come la Digital Sales Room di Shopware, che ricrea online l’esperienza di vendita assistita, e l’AI generativa per la creazione di contenuti, rappresentano esempi concreti di come muoversi verso un B2B più efficiente e sostenibile.

Autore

Linda Pellegrini

Linda Pellegrini ha raccontato da Genova il processo di riconversione dell'ex area portuale entrando in Comune per un'intervista decisiva; è caporedattore con responsabilità sulle rubriche storiche e propone in redazione inchieste su memoria locale. Laureata all'Università di Genova, conserva un archivio di fotografie d'epoca della città.