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9 Ottobre 2026

Disinfo2026 a Vilnius senza i loghi di Canada, Lituania ed EEAS

Loghi cancellati a Disinfo2026: la mossa degli USA scuote il dibattito europeo sulla disinformazione.

Disinfo2026 a Vilnius senza i loghi di Canada, Lituania ed EEAS

Il Disinfo2026 appuntamento annuale organizzato da EU DisinfoLab si è tenuto a Vilnius nei giorni 7 e 8 ottobre. L’evento ha riunito ricercatori, giornalisti, esperti di tecnologia e decisori pubblici per esaminare le dinamiche della disinformazione su scala globale. Tuttavia, la cerimonia ha subito un improvviso cambiamento di programma: i loghi del Canada, della Lituania e del Servizio europeo per l’azione esterna (EEAS) sono stati rimossi dal materiale ufficiale.

Rimozione dei loghi di Canada, Lituania ed EEAS a Disinfo2026

Durante le pause della conferenza, i partecipanti hanno notato l’assenza dei simboli istituzionali che fino a quel momento erano stati esposti accanto ai banner dell’evento. La decisione, comunicata in modo succinto, ha coinvolto il Ministero degli Esteri lituano, il dipartimento Global Affairs Canada e il Servizio europeo per l’azione esterna. Nessuna dichiarazione dettagliata è stata fornita al pubblico, ma la rimozione è avvenuta entro poche ore dagli ultimi aggiornamenti dei materiali.

Pressioni statunitensi e la risposta dell’UE

Le fonti diplomatiche riferiscono che la motivazione alla base della cancellazione è legata a pressioni provenienti dal Dipartimento di Stato americano. Gli Stati Uniti avrebbero contestato la definizione di un panel intitolato “USA as a FIMI threat: acknowledge, adapt, push back”, ritenendo improprio considerare un alleato come FIMI threat. Il portavoce dell’UE, Christian Wigand, ha spiegato che la scelta di rimuovere i loghi è stata dettata da una “non allineamento del programma con le posizioni dell’Unione”, senza entrare nei dettagli delle eventuali comunicazioni con Washington.

La reazione ha generato un acceso dibattito all’interno del Parlamento europeo. Nathalie Loiseau, presidente della commissione speciale sul European Democracy Shield ha sottolineato che l’analisi di FIMI deve rimanere “country-agnostic”, ovvero indipendente dalla nazionalità delle parti coinvolte. Altri eurodeputati hanno difeso la decisione dell’UE, ricordando che la priorità deve essere il contrasto alle campagne di manipolazione attribuite a Russia e a stati ostili, non a alleati.

Il contesto FIMI: dati, definizioni e implicazioni per la democrazia europea

Secondo la definizione europea, FIMI (Foreign Interference and Manipulation of Information) indica un modello comportamentale intenzionale, coordinato e manipolatorio capace di danneggiare valori e processi politici. La disinformazione è solo una delle possibili tattiche all’interno di questa strategia più ampia. Il rapporto dell’EEAS del marzo 2026, basato su casi analizzati nel 2025, elenca 540 incidenti collegati a oltre 10.500 canali o siti. Il 29 % degli eventi è attribuito alla Russia, il 6 % alla Cina, mentre il 65 % rimane non attribuito formalmente, pur mostrando indizi di coordinamento con le infrastrutture dei due paesi.

Questi numeri confermano la priorità operativa dell’Unione nell’affrontare le minacce provenienti da Mosca e Pechino, ma non giustificano l’esclusione preventiva di altri attori. La sfida ora è costruire strumenti di monitoraggio capaci di valutare qualsiasi rete che presenti indicatori simili, senza preconcetti diplomatici.

Il ruolo del Digital Services Act e della sovranità digitale

Parallelamente, la Digital Services Act (DSA) definisce regole più stringenti per la moderazione delle piattaforme online. Bruxelles vede nelle infrastrutture digitali statunitensi un potenziale rischio per la democrazia e la sicurezza dell’UE, mentre Washington inquadra queste misure sotto la lente della libertà di espressione. Il conflitto di interpretazione tra le due parti rende più complessa la costruzione di un European Democracy Shield credibile e imparziale.

Resta da vedere come l’UE riuscirà a mantenere la coerenza delle proprie politiche di contrasto alla disinformazione senza cedere a pressioni esterne, garantendo al contempo una risposta efficace alle minacce FIMI su tutti i fronti.

Autore

Susanna Riva

Susanna Riva osserva Bologna dalla finestra dell’Archivio di Stato dove una volta ha passato una settimana a consultare faldoni sulle cooperative cittadine: quel documento segnò la scelta editoriale di approfondire responsabilità istituzionali. Tiene linea critica nella redazione, amante del caffè lungo e del taccuino sempre pieno.