La crisi migratoria a Ceuta ha messo in luce il ruolo cruciale dei social media nella diffusione di informazioni fuorvianti. TikTok e Meta hanno risposto attivando protocolli di crisi e collaborando con i fact-checker per contrastare le false promesse che spingono i migranti a intraprendere viaggi pericolosi.
La vicepresidente esecutiva della Commissione Europea, Henna Virkkunen, ha sottolineato l’importanza di questa collaborazione per soffocare le reti criminali che sfruttano la disinformazione a scopo di lucro, mettendo a rischio vite umane.
La collaborazione tra piattaforme e istituzioni
La Commissione Europea, Europol e le piattaforme digitali hanno intensificato il coordinamento per monitorare e contrastare la diffusione di contenuti falsi o fuorvianti. Questo lavoro congiunto mira a prevenire viaggi pericolosi e a proteggere i migranti da false promesse.
Henna Virkkunen ha avuto un colloquio costruttivo con il ministro spagnolo Oscar Lopez, discutendo delle misure per prevenire la migrazione irregolare e delle perdite di vite umane. La vicepresidente ha ribadito l’importanza della piena attuazione del Digital Services Act (Dsa) in Spagna e ha offerto ulteriore sostegno da parte della Commissione Europea.
La disinformazione sui social media
Prima che circa 70mila persone attraversassero il confine con Ceuta, su TikTok, Facebook e altre piattaforme sono circolati video che promettevano una via più semplice per arrivare in Europa. Altri post hanno diffuso foto del primo ministro spagnolo Pedro Sánchez, presentandolo come un leader che avrebbe aperto le porte ai migranti, richiamando in modo fuorviante un recente programma del governo per regolarizzare migliaia di persone entrate nel Paese.
Mentre sui social comparivano video che mostravano migliaia di persone radunarsi sulle coste, è emersa una seconda ondata di disinformazione sulle cause degli attraversamenti e sul destino di chi fosse riuscito a raggiungere la Spagna.
Le campagne di disinformazione
Due notizie sono finite nelle maglie della disinformazione online. La prima riguarda la decisione di Madrid di regolarizzare migliaia di migranti, un programma che si applica solo ai migranti senza documenti che vivono in Spagna almeno dal 1º gennaio 2026 e che soddisfano i requisiti di residenza. La seconda riguarda una recente sentenza della Corte suprema di Spagna riguardante i migranti intercettati dopo l’arrivo via mare.
La sentenza non riconosce ai migranti il diritto di restare in Spagna, ma stabilisce che i migranti intercettati dopo l’arrivo via mare non possano essere immediatamente rimandati indietro in base al regime speciale di frontiera applicato a Ceuta e Melilla, e debbano invece essere sottoposti alla normale procedura legale di rimpatrio prevista dalla Spagna.
Le implicazioni politiche e geopolitiche
La crisi a Ceuta ha gettato l’Europa nel caos e aggravato le divisioni interne. Il primo ministro italiano Meloni ha revocato gli accordi di Schengen con la Spagna, temendo arrivi in massa verso l’Italia e il rischio di terrorismo. Altri governi Ue hanno criticato quello che ritengono un lassismo della Spagna nei confronti delle spinte migratorie.
Magnus Brunner, il commissario europeo per la Migrazione, ha dichiarato che praticamente tutti i migranti sbarcati a Ceuta sono tornati indietro. Tuttavia, la crisi ha sollevato questioni geopolitiche, con dichiarazioni di Donald Trump che hanno alimentato ulteriori tensioni.
Michael Rubin, analista dell’American Enterprise Institute, ha sollecitato l’amministrazione Trump a riconoscere Ceuta e Melilla come territori marocchini occupati. Questo ha portato a un deterioramento delle relazioni tra Washington e Madrid, con minacce di misure commerciali punitive contro il governo spagnolo.
Parallelamente, l’avvicinamento dell’amministrazione Trump al Marocco è in corso da anni, con la normalizzazione delle relazioni tra Israele e Marocco nell’ambito degli Accordi di Abramo e il riconoscimento della sovranità marocchina sul Sahara Occidentale.
Donald Trump e ambienti della sua amministrazione hanno utilizzato gli eventi di Ceuta come argomento politico interno e puntello ai manifesti delle destre estreme in ascesa in Europa.
Il ruolo del Digital Services Act
Il Digital Services Act (Dsa) europeo stabilisce una serie di regole per un ambiente online sicuro, prevedibile e affidabile nell’Ue, che rispetti i diritti fondamentali, in particolare la libertà di espressione e di informazione. Dall’agosto 2026, il Dsa richiede che le piattaforme online molto grandi designate e i motori di ricerca online molto grandi adottino misure di mitigazione per i rischi sistemici specifici posti dai loro sistemi.
Dal 17, il quadro stabilito nel Dsa si applica pienamente, compreso il Board for digital services, composto da coordinatori indipendenti dei servizi digitali degli Stati membri. Questo quadro normativo è fondamentale per contrastare la diffusione di contenuti illegali, l’hate speech e il terrorismo, soprattutto in un contesto di conflitti internazionali.



