L’innovazione nel settore alimentare non si limita ai prodotti che troviamo sugli scaffali dei supermercati. Un ecosistema vivace di startup sta lavorando su soluzioni B2B per rendere più efficiente l’agricoltura, garantire la sicurezza degli alimenti e ridurre gli sprechi. A giugno 2026, Cariplo Factory ha pubblicato il quinto report “Next-Gen Food – Il futuro del cibo, il cibo del futuro”, che raccoglie 118 testimonianze di startup, spinoff e PMI attive lungo l’intera filiera alimentare.
Il report, che ha coinvolto 118 realtà selezionate attraverso una call durata quattro mesi, offre una panoramica dettagliata dello stato attuale della food innovation e delle traiettorie di sviluppo per gli anni a venire. “Il futuro del cibo non si costruisce in modo lineare”, afferma Riccardo Porro, Chief Operating Officer di Cariplo Factory. “Prende forma attraverso scelte, investimenti e visioni che si stanno già concretizzando oggi”.
Le aree di intervento delle startup
Le realtà esaminate coprono pressoché per intero la filiera alimentare, con tre aree specifiche che rappresentano oltre la metà del campione: agritech e innovative farming (22%), foodtech e trasformazione (19%) e servizi e consulenza (11%). Le altre aree, tra cui nutrizione, ingredienti e packaging, si attestano su percentuali pressoché equivalenti. Quasi un terzo delle aziende opera contemporaneamente in più settori, dimostrando la natura trasversale delle soluzioni proposte.
Il 60% delle startup intervistate si concentra su soluzioni B2B, con l’obiettivo di rendere più efficiente ciò che esiste già. Questo include la riduzione degli sprechi, l’ottimizzazione dell’uso dell’acqua, la gestione delle merci e il prolungamento della shelf life degli alimenti. Le tecnologie sviluppate spaziano da software e sistemi di monitoraggio a piattaforme digitali e servizi destinati alle imprese della filiera.
Le tecnologie più avanzate
Le 118 imprese mappate nel report sono nate prevalentemente negli ultimi cinque anni. Il 62% sono startup, il 19% PMI innovative, mentre il 3% sono spinoff universitari. La maggior parte ha un team snello, con meno di cinque persone, e un fatturato compreso tra i 100mila euro e il milione. Quasi tutte operano in Italia, ma il 23% ha in programma l’apertura di una sede all’estero.
Il grado di maturità delle tecnologie è misurato attraverso il TRL (Technology Readiness Level). Più di sette aziende su dieci raggiungono almeno il livello 7, mentre il 39% ha già raggiunto il TRL 9, indice di una tecnologia pienamente operativa e validata sul mercato.
Esempi di soluzioni innovative
Tra le soluzioni più interessanti troviamo Active Label che sviluppa etichette intelligenti per monitorare la temperatura e le condizioni ambientali dei prodotti deperibili. La tecnologia si integra con una piattaforma cloud che raccoglie e analizza i dati in tempo reale, migliorando la tracciabilità e il controllo della catena del freddo.
Aroundrs realizza contenitori riutilizzabili per ristorazione, mense e catering, con un sistema di vuoto a rendere digitalizzato che permette di tracciare i contenitori lungo il loro ciclo di vita e monitorarne la restituzione. La piattaforma dedicata raccoglie dati in tempo reale, consentendo di quantificare le emissioni di gas serra evitate rispetto alle alternative monouso.
Behavix ha sviluppato una piattaforma per monitorare e prevenire lo spreco alimentare nelle mense e nella ristorazione collettiva. Attraverso una web app, il sistema raccoglie feedback dagli utenti e dati sugli avanzi nei piatti, integrandoli con modelli di analisi comportamentale e algoritmi di intelligenza artificiale.
Altre soluzioni includono Chef Marketplace una piattaforma digitale per centralizzare le attività di approvvigionamento per ristoratori e negozi specializzati, e Elaisian che sviluppa sistemi di monitoraggio digitale per supportare le decisioni degli agricoltori su irrigazione, fertilizzazione e trattamenti fitosanitari.
Le sfide per le startup
Nonostante i progressi, le startup del settore alimentare devono affrontare diverse sfide. Il 70% delle realtà intervistate segnala difficoltà nell’accesso a finanziamenti e investimenti. Il 46% del campione indica problemi nell’ingresso al mercato o ai canali di distribuzione, il 41% la complessità delle normative, e il 19% la difficoltà nel reperire personale qualificato.
Le istituzioni e le corporate possono svolgere un ruolo determinante nel superare queste barriere. Programmi di open innovation, partnership industriali e progetti pilota possono accelerare l’adozione di nuove tecnologie, offrendo alle startup opportunità di validazione e accesso al mercato. Per le aziende consolidate, queste collaborazioni rappresentano un modo per intercettare competenze e soluzioni innovative.



