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9 Settembre 2026

Guida pratica al network Invitalia e alle agevolazioni di Smart&Start Italia

Panoramica sul modello di supporto di Invitalia per le startup e sui principali elementi della misura Smart&Start Italia: network di partner, requisiti di ammissione, spese ammissibili e condizioni del finanziamento agevolato

Guida pratica al network Invitalia e alle agevolazioni di Smart&Start Italia

Il sistema predisposto da Invitalia per le startup si basa su due elementi complementari: un ampio network di partner e misure agevolative dedicate come Smart&Start Italia. La rete di adhersioni è stata pensata per mettere in relazione imprenditori, investitori e strutture di supporto, mentre lo strumento finanziario punta a sostenere progetti ad alto contenuto tecnologico. Il coinvolgimento di incubatori, acceleratori, business angel e fondi di investimento amplia le possibilità di crescita delle neoimprese, ma ciascuna categoria di soggetto deve soddisfare specifici requisiti per poter essere ammessa al sistema.

Requisiti e profili dei partner ammessi nel network di Invitalia

Il network comprende una varietà di soggetti: incubatori e acceleratori (certificati e non), associazioni di business angelfondi di investimento e SGR centri di trasferimento tecnologico, competence center, parchi tecnologici, corporate e agenzie pubbliche di sviluppo. Per essere ammessi, i soggetti devono rispettare condizioni precise: ad esempio, incubatori non certificati devono avere almeno dieci startup innovative in portafoglio e un impegno finanziario diretto o pubblico di almeno 300.000 euro; associazioni di business angel devono contare almeno 35 associati e aver completato almeno venti operazioni negli ultimi tre anni; i fondi devono avere alle spalle almeno quindici investimenti in startup negli ultimi tre anni per un valore complessivo superiore a 10 milioni di euro. Queste soglie sono concepite per garantire che i partner abbiano esperienza operativa e capacità di accompagnamento.

Ruolo operativo e valutazione delle corporate e delle agenzie pubbliche

Le corporate vengono valutate con una griglia articolata in sette criteri, con un punteggio minimo necessario per l’ammissione, mentre le agenzie e le finanziarie di sviluppo pubbliche devono dimostrare programmi, risorse e risultati concreti in ricerca, innovazione o supporto finanziario. I centri di trasferimento tecnologico e i parchi devono collaborare stabilmente con università o centri di ricerca e disporre di strutture dedicate alle tecnologie innovative. L’obiettivo è creare un ecosistema che offra non solo capitale ma anche competenze e infrastrutture per la crescita delle startup.

Caratteristiche principali di Smart&Start Italia e destinatari

La misura Smart&Start Italia è pensata per favorire nuove imprese ad alto contenuto tecnologico su tutto il territorio nazionale. Il D.M. del MIMIT del 13 luglio 2026, pubblicato il 2 settembre 2026, ha aggiornato le disposizioni per allinearle alla nuova definizione di startup innovativa introdotta dalla legge n. 193/2024, semplificando inoltre le procedure di valutazione e specificando le regole per la conversione parziale del finanziamento agevolato in contributo a fondo perduto in presenza di investimenti esterni. Possono presentare domanda startup iscritte nella sezione speciale del Registro delle imprese, persone fisiche intenzionate a costituire una startup (purché la società venga costituita entro 30 giorni dall’ammissione) e imprese straniere che si impegnino ad aprire una sede operativa in Italia.

Tipologie di progetti ammissibili e spese finanziabili

Sono ammissibili piani d’impresa con significativo contenuto tecnologico o che riguardino economia digitale, intelligenza artificialeblockchain e Internet of Things nonché iniziative che valorizzino i risultati della ricerca pubblica e privata, inclusi spin-off. I piani finanziabili vanno da 100.000 a 1,5 milioni di euro e coprono spese per impianti, macchinari, attrezzature, immobilizzazioni immateriali (come brevetti e licenze), servizi specialistici (marketing, consulenze tecnologiche), e costi per personale e collaboratori. È ammesso fino al 20% delle spese per il capitale circolante e i progetti devono essere avviati dopo la presentazione della domanda e completati entro 24 mesi dalla stipula del contratto.

Condizioni economiche, conversione in contributo e servizi aggiuntivi

L’agevolazione principale consiste in un finanziamento agevolato senza interessi pari all’80% delle spese ammissibili, con possibili incrementi fino al 90% per startup interamente costituite da donne o giovani under 35, o per quelle con la presenza di un esperto con dottorato rientrato dall’estero. La durata massima del finanziamento è di 10 anni. Per le startup localizzate nelle otto regioni del Mezzogiorno (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia) è prevista una forma di parziale non restituzione: il finanziamento per le spese del piano è restituito nella misura del 70%. Startup costituite da non più di 36 mesi possono beneficiare inoltre di servizi di tutoraggio tecnico-gestionale del valore di 10.000 euro. Quando intervengono investitori esterni nel capitale di rischio, è prevista la possibilità di convertire fino al 50% delle somme apportate in contributo a fondo perduto, entro il limite massimo del 50% delle agevolazioni concesse complessivamente.

La gestione operativa delle domande, della valutazione, della concessione e dell’erogazione delle agevolazioni è affidata a Invitalia S.p.A. che svolge anche monitoraggio, ispezione e controllo. Le domande devono essere presentate esclusivamente per via telematica tramite la piattaforma dedicata e l’erogazione avviene generalmente per stati di avanzamento lavori, con rendicontazione basata su fatture e costi standard per il personale. I piani sono valutati sulla base delle competenze del team, del livello di innovazione, della sostenibilità economico-finanziaria e della fattibilità tecnologica, con premialità per collaborazioni con organismi di ricerca, incubatori, acceleratori e Digital Innovation Hub.

Autore

Martina Marchesi

Martina Marchesi ha guidato la squadra che ha coperto il piano urbanistico di Firenze, sostenendo una linea editoriale basata sull'analisi documentale. Vicedirettrice, porta un dettaglio personale riconoscibile: una mappa manoscritta dei rioni fiorentini nella sua agenda.