Il cambiamento climatico non è più una minaccia futura, ma una realtà presente che sta influenzando profondamente il settore finanziario. In Italia, il 34,3% dei finanziamenti alle piccole e medie imprese (PMI) è destinato a imprese esposte ad alto rischio climatico secondo i dati dell’Esg Outlook 2026 di Crif.
Le ondate di calore, gli stress idrici e le alluvioni stanno diventando sempre più frequenti e intensi, mettendo a dura prova le aziende italiane. Ma come si misura questo rischio e quali sono le conseguenze per il sistema finanziario?
La metodologia di Crif per valutare il rischio climatico
Crif, in collaborazione con Risk Engineering and Development (Red), ha analizzato 18 fattori di rischio su tre dimensioni: pericolosità geograficavulnerabilità ed esposizione. La vulnerabilità si riferisce agli impatti economici che un evento naturale può avere su un’impresa, mentre l’esposizione riguarda il valore degli asset e della produzione che possono essere colpiti.
Il punteggio di rischio va da 1 (rischio basso) a 5 (rischio molto alto). Secondo l’analisi, il rischio fisico alto ha interessato il 28% delle PMI nel 2026, rispetto al 27,7% del 2026, mentre il rischio molto alto è passato dal 5,7% al 6,3%.
I rischi più rilevanti per le PMI italiane
Tra i 18 fattori di rischio considerati, lo stress da alte temperature e le ondate di calore continuano a essere i più rilevanti. Per quanto riguarda i rischi fisici più elevati, il terremoto si conferma il fattore con i valori più alti, seguito da alluvioni e frane, che hanno registrato le variazioni più significative rispetto all’anno precedente.
La mappatura geografica del rischio climatico
L’analisi di Crif ha anche fornito una mappatura geografica del rischio fisico medio per regione. Sicilia, Calabria ed Emilia-Romagna sono le regioni con i livelli di rischio più elevati, mentre Piemonte, Molise, Lombardia e Toscana presentano valori più contenuti.
La sostenibilità come leva strutturale per la gestione del rischio
Secondo Marco Macellari, CEO di Crif Synesgy Ratings, i rischi fisici legati ai fenomeni naturali estremi non sono più uno scenario futuro, ma una variabile presente e sempre più rilevante nelle decisioni di credito e di investimento. In quest’ottica, Crif ha sviluppato strumenti analitici di elevata granularità per consentire a banche e imprese di valutare e gestire questa esposizione in modo consapevole e strutturato.
La sostenibilità non è più un elemento accessorio, ma una leva strutturale per la gestione del rischio e la creazione di valore a lungo termine. Le aziende che vogliono essere competitive nel futuro devono tenere conto del rischio climatico nelle loro decisioni strategiche.



