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13 Luglio 2026

Investimenti verdi e digitali: l’Italia tra progressi e sfide

Un'analisi approfondita degli investimenti verdi e digitali in Italia, con un focus sui risultati concreti e le sfide future

Investimenti verdi e digitali: l'Italia tra progressi e sfide

L’Italia si trova ad affrontare una doppia sfida: da un lato la necessità di ridurre l’impatto ambientale delle attività produttive, dall’altro l’urgenza di innovare per mantenere la competitività a livello globale. In questo contesto, le aziende stanno adottando strategie diverse, con risultati che vanno dal promettente al deludente.

In questo articolo esploreremo i dati più recenti relativi agli investimenti in sostenibilità e innovazione, con un focus particolare su tre settori chiave: l’industria siderurgica, il settore tech e l’efficienza energetica nazionale.

L’industria siderurgica: progressi e criticità

Un gruppo siderurgico con stabilimenti in Friuli ha chiuso l’ultimo esercizio con un fatturato di quasi 2 miliardi di euro, investendo 94 milioni in attività produttive, di cui 32 milioni dedicati specificamente alla tutela ambientale. La produzione ha superato i 3,1 milioni di tonnellate di acciai lunghi laminati a caldo, pari al 25,5% della produzione nazionale.

Dal punto di vista ambientale, l’azienda ha registrato miglioramenti significativi: il prelievo di acqua per tonnellata è diminuito del 15,4% e i rifiuti per unità di prodotto dell’11%. Inoltre, il 45,9% dell’energia consumata proviene da fonti rinnovabili e le emissioni specifiche Scope 1 e 2 sono calcolate con il metodo market-based, risultando inferiori del 38,1% per tonnellata di acciaio.

Economia circolare e trasporti

L’azienda ha trasformato circa 360.000 tonnellate di residui siderurgici in Granella materiale impiegabile nelle opere stradali. Sul fronte logistica, l’aumento del trasporto ferroviario ha permesso di evitare l’uso di oltre 54.000 camion, con una riduzione di circa 33.760 tonnellate di CO2 rispetto al trasporto su gomma.

Piani di investimento e governance

Il gruppo ha programmato un piano ambientale da 238 milioni di euro fino al 2030, con 176 milioni destinati all’efficientamento energetico e alla riduzione delle emissioni, 38 milioni alla tutela ambientale e 24 milioni all’uso efficiente delle risorse. Alla chiusura dell’esercizio, lo stato degli impegni finanziari risulta pari a 51,8 milioni.

Sul fronte sociale, la forza lavoro ammonta a 1.994 dipendenti, con una presenza femminile molto limitata, pari a poco più del 7% del totale. La rappresentanza femminile negli organi di amministrazione e controllo si attesta intorno al 10%, mentre la presenza nei consigli di amministrazione è molto limitata.

Il settore tech: l’espansione dell’intelligenza artificiale

Nel mondo tech, la rapida espansione dell’infrastruttura per l’intelligenza artificiale sta mettendo sotto pressione il nodo energetico. Un’importante azienda ha siglato accordi per oltre 12 gigawatt di nuova capacità da fonti pulite e dichiara di aver ridotto le emissioni operative del 2% pur avendo aumentato la domanda elettrica del 37% su base annua.

Complessivamente, dal 2010 al 2026 sono stati chiusi contratti per quasi 35 gigawatt di capacità rinnovabile, una cifra che l’azienda compara alla domanda elettrica di nazioni di medie dimensioni. Tuttavia, mentre le emissioni operative scendono grazie a efficienza hardware e acquisti di energia pulita, le emissioni della supply chain sono aumentate del 25% in un anno.

L’AI come leva di mitigazione

Parallelamente, alcuni strumenti basati su intelligenza artificiale vengono proposti come leve per ridurre emissioni nella mobilità, nella pianificazione energetica e nella gestione delle infrastrutture. Questi casi d’uso sono valutati aziendalmente come in grado di evitare decine di milioni di tonnellate di CO2 equivalente su scala aggregata.

L’efficienza energetica in Italia: segnali di rallentamento

A livello nazionale, il percorso di efficienza energetica ha raggiunto risultati rilevanti ma mostra segnali di rallentamento. Tra il 2026 e il 2026 le misure di efficientamento hanno prodotto un risparmio cumulato stimato in 5,08 Mtep, vicino all’obiettivo intermedio di 6 Mtep.

Tuttavia, il 2026 ha segnato una flessione: il risparmio annuale legato alle riqualificazioni edilizie è sceso a 0,24 Mtep (-37% rispetto all’anno precedente). La contrazione è stata favorita dal ridimensionamento degli incentivi: gli interventi legati agli incentivi edilizi sono quasi dimezzati (-47,8%), gli investimenti complessivi sono calati a circa 3,6 miliardi (-42,5%) e il risparmio generato dai nuovi lavori si è ridotto di oltre la metà (-55%).

Questo trend segnala che senza strumenti pubblici stabili e adeguati, alcune spinte all’efficienza rischiano di esaurirsi, complicando il percorso di decarbonizzazione sia per l’industria sia per il settore residenziale.

Autore

Andrea Innocenti

Andrea Innocenti ha coordinato dall'estero il rientro di una cronista napoletana durante una crisi diplomatica, gestendo contatti con consolati; è corrispondente esteri che definisce linee editoriali sulla geopolitica. Nato a Napoli, parla dialetto locale e mantiene rapporti con ONG partenopee.