Negli ultimi anni l’intelligenza artificiale è passata da laboratorio a motore di cambiamento strutturale nelle grandi compagnie di telecomunicazioni. Oltre a ottimizzare reti e call-center, la tecnologia è alla base di progetti di efficienza operativa che prevedono la riduzione di migliaia di posti di lavoro, la semplificazione delle gerarchie aziendali e una crescente automazione di processi tradizionali.
Virgin Media O2 annuncia una ristrutturazione da 4.000 posti
Il 3 novembre l’operatore britannico Virgin Media O2, nato nel 2021 dalla fusione tra Virgin Media e O2 e controllato da Liberty Global e Telefónica, ha presentato un piano di riorganizzazione finalizzato a generare risparmi annualizzati di circa 800 milioni di sterline entro il 2029, di cui 400 milioni a partire dal 2027. Il comunicato rileva che 300 milioni di sterline saranno ricavati dalla riduzione dei costi del personale, equivalenti a circa il 30% della spesa totale per il lavoro nei prossimi due anni.
Obiettivi di risparmio e impatto su funzioni non a contatto con il cliente
Le stime giornalistiche indicano che il taglio possa riguardare fino a 4.000 dipendenti, ovvero un quarto della forza lavoro stimata attorno ai 16.000 addetti. Le aree più vulnerabili saranno quelle amministrative, manageriali e di supporto, dove si prevede la rimozione di duplicazioni e una maggiore dipendenza da soluzioni digitali basate sull’AI per accelerare i processi decisionali. Anche l’assistenza clienti sarà sempre più gestita da sistemi automatizzati, mentre gli operatori umani si concentreranno su richieste a più alto valore aggiunto.
BT, Proximus e Telstra: strategie simili nei mercati UK, Belgio e Australia
Il caso britannico si inserisce in una tendenza più ampia. Nel 2023, BT Group aveva annunciato l’obiettivo di ridurre fino a 55.000 posizioni entro il 2030, combinando la conclusione di importanti investimenti infrastrutturali con la digitalizzazione dei processi. Da giugno 2025, l’amministratrice delegata Allison Kirkby aveva evidenziato che i progressi dell’AI avrebbero potuto consentire tagli ancora superiori a quanto previsto, confermando la strategia nell’Annual Report 2026, dove migliaia di ingegneri utilizzano quotidianamente strumenti di sviluppo assistiti dall’AI per eliminare attività ripetitive.
Proximus punta su turnover naturale e programmi di riqualificazione
In Belgio, Proximus ha dichiarato a febbraio 2026 l’intenzione di ridurre circa 1.200 unità del proprio organico entro il 2030, passando da 7.900 a 6.700 dipendenti. La diminuzione avverrà principalmente tramite turnover naturale, con 800 pensionamenti previsti e una limitata sostituzione nelle funzioni non commerciali. L’azienda ha pubblicato un piano di reskilling e upskilling per garantire occupabilità a lungo termine, includendo corsi mirati e collaborazioni con enti formativi.
Telstra combina AI, joint venture e delocalizzazione
In Australia, Telstra ha annunciato a febbraio 2026 la soppressione di circa 650 posti in due ambiti distinti. Nei primi 209 posti, la riduzione è collegata a una joint venture con Accenture, creata nel 2025 per accelerare l’adozione dell’AI nei dati. Gli altri 442 ruoli saranno trasferiti a Infosys in India, con opportunità di ricollocazione presso il partner ma senza garanzie di reinserimento. Telstra ha promesso programmi di supporto alla transizione, includendo indennità e servizi di accompagnamento professionale.
Cosa dicono le analisi di settore sull’effetto AI sui margini e sull’occupazione
Il Telco Workforce Tracker 2Q26 di MTN Consulting, pubblicato il 16 settembre 2026, evidenzia una contrazione globale del 2,1% del personale telecom, da 4,38 milioni a 4,29 milioni di addetti. Nonostante il calo, la correlazione tra riduzione del personale e miglioramento del margine EBIT risulta quasi nulla (coefficiente -0,01). Su 47 operatori che hanno ridotto gli organici, 26 hanno registrato un miglioramento del margine, mentre 21 no, suggerendo che il semplice taglio di personale non garantisce redditività.
Lo studio EY-Parthenon “Telco of Tomorrow” (settembre 2026) intervista quasi 100 dirigenti e rileva che il 97% prevede miglioramenti di produttività grazie all’AI entro cinque anni, con 92% che individua l’assistenza clienti come area prioritaria. Tuttavia, il 69% anticipa che almeno il 75% della forza lavoro dovrà essere riqualificata o sostituita, mentre il 43% segnala una carenza di competenze e il 54% lamenta vincoli di budget. Cédric Foray, EY Global Telecommunications Sector Leader, sottolinea che il valore dell’AI dipende dall’allineamento tra strategia, talenti e riorganizzazione dei modelli operativi.
Infine, il rapporto PwC “The biggest AI prize for telecoms is growth” (luglio 2026) mostra che il 93% delle telco ha partecipato a progetti pilota di AI, ma solo il 38% riconosce un impatto significativo sulla trasformazione del modello operativo, contro il 66% delle imprese leader in altri settori. Solo il 29% afferma di aver realizzato cambiamenti rilevanti nel modello di business grazie all’AI, indicando una discrepanza tra sperimentazione tecnologica e impatto economico reale.
L’intelligenza artificiale è ormai una leva centrale per la ristrutturazione delle telecom, ma i dati mostrano che la riduzione dei posti da sola non è sufficiente a migliorare i margini. Il futuro dipenderà dalla capacità delle aziende di investire in reskilling, integrare l’AI nei processi chiave e trasformare le economie di scala in nuove fonti di ricavo.



