Negli ultimi giorni la disciplina sulle sollecitazioni telefoniche commerciali ha subito un’importante evoluzione normativa: la Commissione Finanze del Senato ha approvato un emendamento che estende il divieto, fino ad oggi operativo solo per contratti di energia elettrica e gas, anche ai servizi di telefonia e internet. L’approvazione è avvenuta ieri a Palazzo Madama nonostante l’assenza del parere favorevole del Governo.
La norma riprende i principi introdotti ad aprile dal decreto Bollette e li applica ora anche al settore delle telecomunicazioni, con l’obiettivo dichiarato di eliminare una disparità normativa che aveva favorito pratiche commerciali aggressive e il cosiddetto cross-selling tra operatori di energia e operatori tlc che propongono pacchetti “tutto compreso“.
Regole principali introdotte dalla modifica al Dl Accise
Il testo approvato stabilisce che, dopo un periodo indicato nella norma, è vietato effettuare sollecitazioni commerciali per telefono o tramite messaggi verso i consumatori finali per la proposta o la conclusione di contratti di fornitura. In particolare, la disposizione prevede che, trascorsi sessanta giorni dall’entrata in vigore della norma, il divieto diventi operativo anche per le offerte di servizi di telefonia e accesso a internet.
La stessa formulazione mantiene due eccezioni riconosciute: è possibile contattare telefonicamente i clienti già attivi o gli utenti che abbiano espresso un consenso specifico e documentabile a ricevere proposte commerciali. Inoltre il testo introduce l’obbligo per gli operatori di utilizzare una numerazione che identifichi in modo univoco il chiamante, misura volta a garantire trasparenza e a rendere formalmente nulla qualunque contrattazione derivante da chiamate con numerazioni non identificabili.
La questione delle versioni alternative dell’emendamento
Durante i lavori in Commissione è stata segnalata dall’associazione Codacons la presentazione di una terza versione dell’emendamento che sarebbe stata meno stringente sulle tutele: quella proposta avrebbe infatti abolito l’obbligo del consenso preventivo e l’obbligo di numerazione univoca. Tale testo non è stato messo in votazione, e la versione approvata mantiene quindi le garanzie predisposte in precedenza per il settore energetico.
Reazioni delle associazioni di consumatori e prossimo ruolo delle authority
Dal mondo delle tutele ai consumatori è arrivato un giudizio complessivamente favorevole. Massimiliano Dona presidente dell’Unione Nazionale Consumatori (Unc) ha salutato l’intervento definendolo “sacrosanto” per rispondere all’esasperazione degli utenti soggetti a chiamate moleste. Allo stesso tempo, Dona ha espresso una critica di metodo: segnalando come il ricorso a un decreto sulle accise per veicolare la misura sia una soluzione anomala, ma che rappresenta una sorta di “legittima difesa” del Parlamento nei confronti di una perdita di ruolo legislativo.
Con l’approvazione politica ora la palla passa agli organi tecnici: l’attuazione pratica delle misure dipenderà dai provvedimenti di Agcom e del Garante della Privacy chiamati a definire modalità operative, controlli e sanzioni per garantire che il divieto non resti soltanto una disposizione formale. La data già fissata per l’entrata in vigore delle norme del decreto Bollette è il 19 giugno 2026 indicazione che rende urgente il lavoro degli enti regolatori per tradurre le regole in obblighi quotidiani per le imprese.
L’intervento legislativo punta Sul piano pratico, le imprese del settore dovranno adeguare i propri processi di marketing telefonico, verificare le forme di consenso raccolte e garantire identificazione univoca delle chiamate per evitare la nullità delle eventuali contrattazioni concluse in violazione delle nuove regole.
Resta aperto il nodo dell’efficacia applicativa: la cronologia parlamentare dei testi presentati e respinti mostra come il percorso normativo sia stato oggetto di pressioni e tentativi di modifica, mentre gli utenti e le associazioni attendono che le disposizioni producano risultati concreti nella loro esperienza quotidiana.


