Transizione 5.0: esclusione del cloud tra critiche e possibili correttivi

Le associazioni tecnologiche chiedono di rivedere il decreto attuativo: senza i canoni cloud il piano rischia di perdere efficacia soprattutto per le PMI

Il via libera al decreto attuativo di Transizione 5.0, sottoscritto dal ministro coinvolto nelle ultime fasi di definizione, ha riacceso il dibattito sul ruolo del cloud negli incentivi pubblici. La decisione di esclusione dei software in cloud dal perimetro dell’iperammortamento ha generato critiche da parte delle principali associazioni del settore ICT, che lamentano una discrepanza tra gli obiettivi di modernizzazione e gli strumenti predisposti dal legislatore.

Nel dettaglio, il provvedimento prevede misure fiscali pensate per sostenere investimenti in tecnologie verdi e digitali, con un regime che può arrivare a riconoscere benefici significativi per chi investe in trasformazione. Tuttavia, l’introduzione di obblighi amministrativi aggiuntivi e soprattutto l’esclusione dei canoni per soluzioni as-a-service ha sollevato perplessità su tempi, efficacia e possibilità di accesso per le imprese, in particolare per le realtà di dimensione ridotta.

Le associazioni e le ragioni delle critiche

Organizzazioni come Assintel hanno definito la scelta in netta contraddizione con l’evoluzione digitale, sottolineando come il modello cloud sia ormai il principale canale di adozione del software. La presidente dell’associazione ha ribadito che escludere i contratti a canone dal beneficio dell’iperammortamento significa disallineare strumenti pubblici e mercato, ostacolando la diffusione di tecnologie abilitanti come l’intelligenza artificiale e la cybersecurity, spesso erogate via cloud.

Posizione di Anitec-Assinform

Analoghe osservazioni arrivano da Anitec-Assinform, che in un comunicato datato Milano, 5 maggio 2026 ha evidenziato come i modelli as-a-service rappresentino la modalità prevalente per l’accesso a software e servizi digitali. L’associazione ricorda anche la continuità normativa dei fondi 4.0, che nelle edizioni precedenti avevano già considerato i canoni cloud tra i beni agevolabili, e stigmatizza la svolta come un ritorno a criteri ormai superati rispetto alla diffusione del mercato cloud.

Impatto sulle PMI e sulle scelte di investimento

Per le PMI la questione non è puramente teorica: molti piccoli e medi imprenditori adottano soluzioni in abbonamento per contenere il capex iniziale e accedere rapidamente a tecnologie avanzate. L’aggiunta di adempimenti e la mancata copertura dei canoni rendono meno conveniente procedere con investimenti digitali, con il rischio che chi non può sostenere spese di capitale rimandi o rinunci a modernizzare processi e prodotti.

Il ruolo dei modelli a canone

I modelli a canone consentono alle imprese di scalare servizi e aggiornamenti senza affrontare costi di acquisto elevati: per questo sono oggi predominanti nel mercato cloud. Escluderli dagli incentivi significa, secondo le associazioni, limitare l’efficacia delle politiche pubbliche dirette a favorire l’adozione di tecnologie abilitanti, con un impatto diretto sulla competitività soprattutto dei settori più dipendenti da soluzioni digitali.

Opzioni correttive e il percorso parlamentare

Il tema è ora al centro del confronto politico: il provvedimento che contiene le regole attuative è accompagnato da possibili emendamenti che mirano a reinserire l’agevolabilità dei canoni SaaS nel perimetro dell’iperammortamento. Le associazioni sottolineano inoltre che l’impatto sui conti pubblici sarebbe marginale, visto che storicamente i beni immateriali hanno inciso per una quota molto contenuta sulle risorse complessive destinate agli incentivi.

Se la correzione arrivasse, il valore aggiunto sarebbe duplice: riallineare le misure alle modalità operative del mercato e favorire l’inclusione digitale delle imprese che fanno maggior affidamento su soluzioni erogate via cloud. In assenza di interventi, resta il rischio che lo strumento perda efficacia proprio dove la domanda di innovazione è più dinamica.

In sintesi, le principali associazioni del settore chiedono un ripensamento rapido affinché Transizione 5.0 mantenga coerenza con le pratiche di adozione tecnologica attuali e non penalizzi chi, in particolare tra le PMI, utilizza il software as a service come leva per crescere.

Scritto da Viral Vicky

Automazione laboratorio: Artù accelera la biostampa di organ-on-chip