Google sta facendo passi da gigante nel settore delle telecomunicazioni con l’annuncio di tre nuovi cavi sottomarini che ampliano il progetto Americas Connect. Questi nuovi collegamenti, denominati AlisiosCanoa e OlaLuz rappresentano un passo significativo verso una rete globale più connessa e resiliente.
Brian Quigley, VP di Global network infrastructure di Google cloud ha sottolineato l’importanza di queste infrastrutture per supportare l’economia digitale globale, dalla navigazione quotidiana su Internet alla telemedicina e alle scoperte scientifiche.
I nuovi cavi sottomarini di Google
Il cavo Alisios collegherà la Repubblica DominicanaPanama e il Cile prendendo il nome dai Vientos Alisios i venti che soffiano attraverso i tropici e i Caraibi. Questo cavo simboleggia i flussi di dati che viaggeranno lungo queste nuove rotte sottomarine.
Il sistema Canoa collegherà la Repubblica Dominicana alle Bermuda con un nome che deriva dalla parola Taíno per canoa, un omaggio alla lunga cultura marittima dei Caraibi. Insieme ai sistemi Nuvem e Sol Canoa garantirà una connessione altamente affidabile tra l’America Latina e i Caraibi con l’Europa e il Nord America.
Infine, il cavo OlaLuz collegherà la Repubblica Dominicana direttamente alla Florida. Il nome unisce le parole spagnole per onda e luce, riferendosi alle onde di luce che trasportano i dati lungo il cavo. Questo nuovo percorso rafforzerà significativamente la capacità di rete tra i Caraibi e la costa orientale degli Stati Uniti.
L’espansione di Americas Connect
Google sta anche introducendo una nuova diramazione del cavo Firmina che approderà direttamente nella Repubblica Dominicana. Originariamente costruito per collegare il Nord e il Sud America, questo nuovo ramo estende la portata ad alta capacità di Firmina, portando ulteriore connettività di rete ai Caraibi.
Quigley ha affermato che questi nuovi investimenti continuano ad aprire la strada a una rete cloud globale più connessa e aperta, incentrata sull’ampliamento della portata, dell’affidabilità e della resilienza per tutti. I nuovi sistemi possono facilitare la connettività futura attraverso unità di diramazione strategicamente posizionate, rispecchiando l’approccio della loro iniziativa Pacific Connect.
Gli hyperscaler nella corsa ai cavi sottomarini
Il controllo della capacità dei cavi sottomarini internazionali si sta spostando sempre più verso i grandi hyperscaler come GoogleAWSMicrosoft e Meta. Secondo i dati di Telegeography la quota di capacità internazionale associata alle big tech è passata da livelli trascurabili nel 2010 a circa il 75% oggi.
Google, in particolare, è coinvolta come soggetto di riferimento in otto nuovi sistemi nell’area Asia-Pacifico. Questa crescita non elimina il ruolo degli operatori telecom, che continuano a fornire la connettività terrestre e l’accesso finale necessario per raggiungere i mercati periferici.
Tuttavia, il cambiamento fondamentale riguarda il rapporto tra le infrastrutture sottomarine e quelle terrestri. Le telco devono progettare le proprie reti WAN e le infrastrutture long-haul in modo da integrarsi con le architetture sempre più estese dei colossi del digitale. Questo aumenta la pressione sui carrier, che devono adeguare le proprie infrastrutture ai requisiti tecnici imposti dagli hyperscaler.
Il traffico dati dell’Ai e le sfide per i carrier
La trasformazione del panorama dell’infrastruttura di telecomunicazione è legata direttamente alla crescita dell’intelligenza artificiale. La costruzione della nuova infrastruttura fisica è sempre più legata all’espansione dei data center su scala rack e alla necessità di alimentare i carichi di lavoro dell’AI.
Gli operatori Tier-1 statunitensi si aspettano una crescita nel breve periodo del traffico legato all’addestramento centralizzato dei modelli AI, ma rimangono più prudenti nel valutare il traffico futuro generato dall’inferenza distribuita ai margini della rete. Il problema è particolarmente evidente con l’AI agentica, perché il traffico potrebbe crescere rapidamente in luoghi della rete che oggi non sono facilmente prevedibili.
Gli hyperscaler non condividono dati completi sui propri flussi di traffico, costringendo le telco a operare con una visibilità parziale. Questa carenza informativa assume un peso considerevole se rapportata alla dimensione degli investimenti complessivi del settore telecom, stimati in oltre 600 miliardi di dollari di capex l’anno.
Big tech più autonome
Gli hyperscaler stanno cercando di costruire percorsi sottomarini che seguano non tanto le tradizionali direttrici commerciali o geografiche, quanto la posizione dei loro data center e dei nuovi cluster di calcolo dedicati all’AI. Google esemplifica questa trasformazione con la sua iniziativa America-India Connect inserita in un impegno infrastrutturale globale da 15 miliardi di dollari.
La possibilità di controllare direttamente le rotte permette agli hyperscaler di ottimizzare contemporaneamente latenza, ridondanza e capacità, senza dipendere integralmente dai percorsi ereditati dalle architetture telecom precedenti.
Un ecosistema con più attori
Definire genericamente un sistema come cavo di un hyperscaler può essere fuorviante, perché il coinvolgimento di un grande gruppo tecnologico non significa necessariamente che l’intero sistema sia una rete privata isolata. Molti sistemi nei quali sono coinvolti gli hyperscaler rimangono parte di un ecosistema internazionale più ampio, nel quale convivono operatori telecom, investitori, infrastrutture condivise e differenti forme di accesso alla capacità.
Ogni progetto fa storia a sé e potrebbe non essere corretto trasformare una serie di investimenti diversi in un’unica strategia omogenea di appropriazione dell’infrastruttura globale da parte degli hyperscaler. La struttura finanziaria, la proprietà, gli accordi di capacità e le modalità operative possono variare sensibilmente da un cavo all’altro.
Gli investimenti dei grandi gruppi tecnologici hanno avuto il merito di infondere nuova energia nell’intero ecosistema, sostenendo non soltanto la costruzione dei cavi, ma anche la supply chain e la domanda di capacità e resilienza.
L’effetto tecnologico di questa nuova domanda è particolarmente importante. I sistemi più vecchi erano in grado di trasportare soltanto pochi terabit al secondo utilizzando quattro o sei coppie di fibre, mentre i moderni sistemi basati sullo spatial division multiplexing possono raggiungere circa 360-480 Tbps attraverso 24 coppie di fibre. L’aumento della capacità non è importante soltanto per gli hyperscaler che finanziano o utilizzano i nuovi sistemi, ma anche per altri soggetti che possono acquistare grandi quantità di capacità a livello di singola fibra o di porzioni di fibra senza dover affrontare il costo e la complessità della costruzione o della proprietà di un intero cavo.



