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23 Luglio 2026

Come Banca Patrimoni Sella sta trasformando i dati in prodotti aziendali con l’aiuto di Irion

Banca Patrimoni Sella ha avviato una collaborazione con Irion per trasformare i dati in prodotti aziendali, abbandonando i fogli Excel e creando un'infrastruttura dati certificata e accessibile.

Come Banca Patrimoni Sella sta trasformando i dati in prodotti aziendali con l'aiuto di Irion

Nel panorama della trasformazione digitale, la gestione efficiente delle informazioni rappresenta una sfida cruciale per le aziende. Spesso, i dipartimenti interni si trovano sommersi da richieste frammentate e ripetitive, che rallentano i processi e disperdono il valore degli asset aziendali.

Durante la Use Case Session 2026 degli Osservatori Digital Innovation, tenutasi il 18 giugno, esperti e manager hanno discusso una soluzione strutturale: la trasformazione del dato in un vero e proprio prodotto aziendale. L’evento ha messo in luce l’esperienza di Banca Patrimoni Sella che ha collaborato con il vendor tecnologico Irion per ridefinire la propria governance informativa.

La trasformazione dei dati in prodotti aziendali

Il passaggio concettuale dai semplici database aziendali ai data product scaturisce dalla necessità di applicare le logiche del mercato dei beni di consumo ai patrimoni informativi interni. Un prodotto tradizionale esiste per soddisfare un bisogno specifico, possiede requisiti di fruibilità immediata, offre una chiara garanzia di qualità e ha un valore economico o un costo quantificabile associato. Allo stesso modo, un patrimonio informativo può essere definito come un data product esclusivamente se risponde a queste medesime caratteristiche all’interno dell’organizzazione aziendale.

L’approccio prevede il confezionamento di pacchetti informativi pronti all’uso, dotati di una semantica trasparente e di metodi di consegna predefiniti che supportino concretamente le decisioni dei manager. La democratizzazione dei dati poggia su dinamiche industriali precise, riprendendo i modelli di analisi elaborati da Gartner, emergono due componenti essenziali per abilitare questo cambiamento organizzativo: la produzione del dato e la sua distribuzione all’interno di un mercato interno, un vero e proprio data marketplace.

L’importanza dell’affidabilità e della qualità dei dati

Per implementare con successo questo paradigma, le organizzazioni devono definire criteri rigorosi per stabilire l’effettivo valore di un asset informativo. La prima caratteristica irrinunciabile è l’utilità decisionale, ovvero la chiara associazione del pacchetto dati a una specifica destinazione d’uso aziendale. Un dato privo di contesto o non orientato a una scelta strategica perde la sua natura di prodotto.

L’elemento cardine che determina il successo o il fallimento dell’intera architettura rimane tuttavia l’affidabilità. Le aziende che scelgono di integrare l’intelligenza artificiale nei propri processi operativi sanno che la qualità dell’output dipende interamente dalla qualità dell’input informativo. Irion, che da vent’anni sviluppa sistemi dedicati alla qualità e alla governance dei dati, sottolinea come questo fattore presenti una duplice natura: un’affidabilità tecnica e un’affidabilità percepita.

Come ha evidenziato Giacomo Saggioro, Principal Domain Advisor di Irion, durante il suo intervento: “l’affidabilità non è solo quella dell’impianto di controllo, ma è anche un’affidabilità percepita da parte del consumatore, che dovrà poi consumare il Data Product e quindi deve essere in grado anche di assegnare un certo grado di affidabilità al prodotto che vuole comprare, che vuole utilizzare”. L’utente aziendale deve quindi poter verificare il livello di precisione del pacchetto informativo prima di integrarlo nei propri flussi di lavoro.

L’esperienza di Banca Patrimoni Sella

La spinta verso l’adozione dei data product nasce spesso da un’esigenza di sopravvivenza operativa dei dipartimenti tecnici, costantemente impegnati a risolvere urgenze quotidiane che si ripetono in modo ciclico. Nelle strutture aziendali tradizionali, il business esprime bisogni informativi estemporanei attraverso richieste mirate. Il team dei dati lavora l’informazione, la consegna e chiude l’attività; tuttavia, a distanza di pochi giorni, un’altra area aziendale o lo stesso richiedente avanzano la medesima richiesta, innescando una duplicazione degli sforzi e una frammentazione dei flussi lavorativi.

Banca Patrimoni Sella ha individuato in questa inefficienza il punto di partenza per una trasformazione profonda dei propri processi di gestione informativa, focalizzandosi sulla necessità di industrializzare la risposta alle esigenze interne. Pierluigi Modesti, Data Manager dell’istituto, ha descritto in modo trasparente la realtà operativa che caratterizza molte istituzioni finanziarie: “noi siamo abituati nel mondo bancario a ricevere tante richieste di Excel e questo è quello che noi dobbiamo evitare.”

Il perno operativo che consente a Banca Patrimoni Sella di concretizzare questa transizione industriale è il concetto di data contract. Si tratta di un vero e proprio accordo formalizzato che regola i rapporti tra l’area di business che manifesta il bisogno informativo, il team di data governance e i responsabili tecnici dell’infrastruttura. Il ciclo di vita del data contract si articola in tre macro-sezioni fondamentali: i dati anagrafici della richiesta, la governance e la fruizione.

L’efficacia di un modello basato sui data product dipende in larga misura dalla flessibilità tecnologica della piattaforma che deve ospitarli. Un’azienda complessa, in particolare nel settore bancario, non opera su un’unica infrastruttura uniforme, ma convive con una stratificazione di tecnologie accumulate nel corso del tempo. La sfida raccolta da Banca Patrimoni Sella insieme a Irion è consistita nella realizzazione di un data marketplace capace di dialogare con ambienti eterogenei, superando i vincoli di una produzione limitata a una sola tecnologia chiusa o a una singola data fabric proprietaria.

Autore

Edoardo Marchesi

Edoardo Marchesi, voce delle notizie di Palermo, ricorda la notte in cui seguì il corteo in via Maqueda e decise di chiedere carte e nomi: da allora predilige verifiche sul campo. In redazione guida l’agenda delle emergenze e custodisce una collezione di vecchie mappe della città.