La transizione energetica e la digitalizzazione globali si scontrano con una realtà poco visibile: l’Europa presenta una forte dipendenza dalle importazioni per numerosi materiali essenziali. Lo scenario esamina volumi di mercato, previsioni di crescita della domanda e la struttura delle catene produttive che trasformano minerali in componenti industriali.
Il documento pubblicato il 18 settembre 2026 mette in risalto come la rapidità con cui aumenta la domanda fatichi a trovare una controparte di offerta altrettanto reattiva, con implicazioni per costi, continuità produttiva e sovranità tecnologica.
Dimensioni di mercato e proiezioni della domanda
Nel 2023 il commercio globale delle materie prime critiche ha raggiunto circa 1.925 miliardi di dollari di cui oltre 770 miliardi relativi a minerali connessi alla transizione energetica. Batterie, veicoli elettrici, impianti fotovoltaici, turbine eoliche e semiconduttori stanno alimentando una domanda che, secondo l’International Energy Agency potrebbe crescere in modo molto marcato: la domanda di litio nello scenario Net Zero potrebbe aumentare del 242% entro il 2030 e del 794% entro il 2050 rispetto al 2024, mentre la grafite potrebbe registrare un incremento del 237% entro il 2040.
Il caso del rame e la scala del fabbisogno
Un altro elemento critico è il rame le stime indicano aumenti compresi tra il 29% e il 55% percentuali che si applicano a una base di consumo molto ampia, pari a circa 26,7 milioni di tonnellate nel 2024. Questo rende il rame uno dei potenziali vincoli operativi per la realizzazione di reti elettriche, infrastrutture energetiche e sistemi di accumulo necessari alla decarbonizzazione.
Concentrazione delle lavorazioni, dipendenza e obiettivi europei al 2030
La distribuzione geografica dei giacimenti non esaurisce il problema: il vero collo di bottiglia risiede nella raffinazione e trasformazione dei materiali. Per esempio, la capacità mondiale di raffinazione delle terre rare è stimata tra l’80% e il 90% concentrata in un unico paese, mentre per la grafite destinata agli anodi delle batterie la quota supera il 90%. Quote significative delle lavorazioni di litio e cobalto sono localizzate nello stesso contesto industriale, aumentando l’esposizione delle filiere a interruzioni e tensioni geopolitiche.
L’Unione europea ha definito nel Critical Raw Materials Act obiettivi precisi per il 2030: coprire almeno il 10% del consumo annuo con estrazione interna il 40% della trasformazione all’interno dell’Unione e il 25% tramite riciclo. Oggi, tuttavia, l’estrazione interna copre solo il 3-5% del fabbisogno, la trasformazione si attesta intorno al 10-15% e il riciclo contribuisce per meno del 5% per molte filiere, evidenziando un divario significativo rispetto agli obiettivi legislativi.
Situazione italiana e risorse secondarie
L’Italia, pur avendo una manifattura avanzata, dipende quasi interamente dalle importazioni per le MPC. Attualmente vengono estratte solo fluorite e feldspato in 22 siti su circa 76 miniere attive. Le mappature indicano potenzialità in regioni come Sardegna, Toscana, Lazio, Piemonte e Liguria e citano circa 900 siti minerari metalliferi non più in esercizio che potrebbero rappresentare risorse da valutare.
Un’altra leva industriale è il recupero dai rifiuti: nel 2023 l’Italia ha raccolto circa 510.000 tonnellate di rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, con un tasso di preparazione per il riutilizzo e il riciclo pari all’84,2% e un recupero complessivo del 93,9%. Tuttavia, separare e raffinare i materiali critici presenti nei dispositivi richiede impianti e tecnologie dedicate, senza le quali la circolarità rimane limitata rispetto al potenziale teorico.
La combinazione di una domanda in rapida crescita, tempi lunghi per sviluppare nuovi progetti minerari (spesso tra dieci e quindici anni) e una concentrazione della trasformazione in pochi poli industriali crea una sfida multidimensionale per l’industria europea. Intervenire sulla capacità di raffinazione, sulle catene del riciclo e sulla diversificazione delle origini resta centrale per ridurre la vulnerabilità delle filiere e sostenere la competitività tecnologica.



