Quando Alberta Trombetta ha comunicato ai colleghi del suo studio legale l’intenzione di abbandonare la professione dopo sette anni, la reazione è stata di sconcerto. Laureata al massimo dei voti e con un inizio di carriera brillante come avvocata corporate, non ha lasciato il ruolo per una crisi, ma per tornare a una passione che coltivava sin dall’università: costruire qualcosa di proprio.
Da avvocato a co-fondatrice di JustSolve
Il background legale di Trombetta rimane una parte fondamentale del suo percorso. “Ringrazierò per sempre lo studio per quello che mi ha insegnato”, afferma, sottolineando come l’ambiente altamente competitivo dell’avvocatura abbia temprato le sue capacità. Parallelamente, già durante gli studi aveva avviato una piccola impresa che le aveva garantito autonomia economica e la prima esperienza di gestione di un team.
Il punto di svolta arriva nel 2023, quando viene selezionata per la seconda edizione italiana di Vento il programma di venture building promosso da Exor Ventures (ora Reef). È lì che incontra Francesco Manicardi, esperto informatico, e nasce la prima idea: una piattaforma online per risolvere le controversie giudiziarie di basso valore, evitando il sovraccarico dei tribunali. Dopo aver sperimentato la soluzione con pochi clienti, i co-fondatori capiscono che il mercato non era pronto per quell’offerta e, con le risorse finanziarie quasi esaurite, decidono di ricominciare da zero.
Il record di 3,7 milioni di euro nel pre-seed
Nel settembre 2026 JustSolve annuncia la chiusura di un round pre-seed da 3,7 milioni di euro di cui 3 milioni in equity e il resto in contributi a fondo perduto. Si tratta del più grande investimento mai effettuato in Italia per una startup a guida femminile. Il principale investitore è Base10 Partners affiancato da Entourage2100 VenturesVento Ventures e Ithaca oltre a un gruppo di business angel tra cui Marco Ogliengo (JetHR), Silvia Wang e Daniele Francescon (Serenis). La rapidità del processo è sorprendente: dalla prima call alla chiusura del round sono passati solo otto-nove giorni.
Questa iniezione di capitale servirà a potenziare lo sviluppo commerciale e prodotto, passando da un team di sei persone a venti, e a consolidare la presenza in Italia prima di espandersi nei mercati europei, dove la piattaforma è già attiva per alcuni clienti.
Come JustSolve ridisegna il recupero crediti con l’AI
Analizzando il mercato europeo, Trombetta e Manicardi scoprono che vi sono circa 10mila miliardi di euro di crediti insoluti, ma solo il 10 % viene effettivamente recuperato. Il collo di bottiglia è rappresentato da un processo stragiudiziale lento, frammentato e prevalentemente manuale. La risposta di JustSolve è una piattaforma che automatizza l’intero flusso tramite intelligenza artificiale. Gli agenti virtuali contattano i debitori su più canali – email, SMS, WhatsApp, telefonate, posta tradizionale e, per la prima volta in Italia, PEC – adattando tono e stile in base al profilo del destinatario.
Quando un debitore risponde, l’agente AI può negoziare un accordo, impostare un piano di rientro, registrare scadenze e inviare promemoria. Le aziende possono definire regole personalizzate che delegano automaticamente le pratiche più complesse a operatori umani, mantenendo il controllo sulla policy interna.
Clienti chiave e prime performance
Il target ideale comprende imprese che gestiscono alti volumi di insoluti di piccola entità, come operatori di Buy-Now-Pay-Later utilities e piattaforme e-commerce. Tra i primi clienti troviamo ScalapayQomodo e Subbyx. A un anno dal lancio la piattaforma gestisce circa mille conversazioni al giorno e ha già caricato oltre 2 milioni di crediti. I risultati segnalati dai clienti mostrano tassi di recupero fino al doppio rispetto ai metodi tradizionali.
Secondo Trombetta, “JustSolve è una soluzione a un problema che costa centinaia di migliaia di euro alle aziende”. Il software non è solo un pezzo di tecnologia, ma parte di un modello più ampio dove l’agentic technology rende scalabile ed economico un processo storicamente costoso e laborioso. L’obiettivo non è semplicemente digitalizzare un’agenzia di recupero crediti, ma ripensare l’intero ecosistema, elevando il livello di complessità delle pratiche gestite da risorse umane.
Il futuro del settore, secondo Trombetta, vedrà una riduzione netta delle posizioni operative di basso valore, ma una crescita della domanda per professionisti altamente specializzati. “In Italia solo il 17 % dei 200 miliardi di euro di crediti insoluti ritorna ai creditori ogni anno; delegare le pratiche semplici all’AI alzerà il livello medio di difficoltà gestito dagli umani”, conclude.



