Quando fare impresa pesa: impatto emotivo e relazionale sui founder

Dietro i risultati ci sono costi non finanziari: tre founder raccontano come il lavoro invade la mente, il corpo e i legami e cosa hanno fatto per reggere

Fare impresa viene raccontato soprattutto attraverso numeri: fatturato, crescita, rischi, exit. Ma esiste un prezzo meno visibile che pesa sulle vite personali dei founder. In questo racconto porto le parole di tre imprenditori con percorsi differenti — Enrico Ghiberto, Irene Giani e William Selmo — per capire quali sono i costi reali e chi spesso li paga.

Parleremo di presenza mentale, relazioni, sonno, delega e pratiche concrete che hanno aiutato questi imprenditori a non sprofondare. Accennerò anche a pratiche che adottiamo in Mamazen per costruire strutture di supporto efficaci. L’obiettivo è mostrare come il problema non sia solo il tempo, ma la qualità dello spazio emotivo disponibile.

Il peso costante della mente occupata

Per molti founder il lavoro non finisce quando si chiude il computer: rimane una sorta di presenza mentale che rimbalza tra idee, problemi e opportunità. William lo sintetizza come un rumore di fondo che genera sia energia sia ansia: ti regala dopamina quando trovi soluzioni ma ti prosciuga quando rimbalzi sui problemi senza tregua. Quando si lavora in una startup il confine tra casa e ufficio tende a dissolversi, e non è soltanto questione di ore lavorate: è la mente che non riesce a staccare.

Testimonianze concrete

Irene racconta che la sua vita sociale è cambiata in maniera sostanziale: prima seguiva corsi di danza con orari fissi, oggi non riesce a rispettarli e ha dovuto ripensare il suo tempo libero con un personal trainer e piani settimanali più flessibili. Un weekend programmato può saltare se emerge una crisi di customer care: l’imprevisto è la regola e la mente del founder resta sempre parzialmente occupata. Questo tipo di occupazione mentale erode la capacità di essere presenti con le persone care.

Relazioni, perdita e delega

Il cambiamento più doloroso riguarda spesso le relazioni. La perdita di amicizie o la distanza affettiva non sempre nascono da conflitti drammatici, ma dal semplice fatto che non si trova più un terreno comune. Enrico racconta che nei momenti più duri si svegliava la mattina già provato, dormiva poche ore e lavorava fino a tardi; la sua storia mostra come la tensione imprenditoriale possa consumare anche il legame di coppia. Quando le aspettative non vengono comunicate, chi sta accanto al founder rischia di sentirsi escluso o sopraffatto.

La delega come traguardo e rischio

Una leva decisiva è la capacità di delegare. Dopo una exit, Enrico ha ripensato il suo approccio: pur lavorando a ritmi intensi, oggi trova piacere nel mestiere perché ha imparato a costruire fiducia e a distribuire responsabilità. Delegare non vuol dire abbandonare il controllo, ma creare un ecosistema in cui il carico è condiviso. In Mamazen questo è uno dei motivi per cui prediligiamo team con due founder: è più semplice mantenere equilibrio se non si è soli al timone.

Strumenti pratici per reggere il peso

Ci sono soluzioni pratiche che emergono dalle storie raccolte: rituali, terapie, sport e regole di coppia. Irene ha instaurato un incontro settimanale con il compagno, scherzosamente chiamato il momento della “rottura di palle”, per dividere i compiti domestici e preservare le poche serate libere. Hanno anche introdotto un codice per comunicare il livello di energia emotiva del giorno: un modo per non aspettarsi sempre la compensazione reciproca.

Lo sport ricorre come strategia non secondaria: per William correre e fare Iron Man significa creare spazio mentale diverso dal business — molte chiamate strategiche avvengono durante camminate nel Parco Indro Montanelli. Anche Enrico ha usato la corsa per ritrovare energie fisiche e mentali quando sentiva di averle perse. Infine, la psicoterapia è una risorsa che molti sottovalutano: intraprendere un percorso terapeutico ha portato chiarezza e lo strumento per elaborare tensioni e conflitti interni.

Riflessioni finali

Il costo del fare impresa non è solo economico: è mentale, relazionale ed emotivo. L’elemento che fa la differenza non è quanto si è resistenti, ma quanto si è capaci di non restare isolati. Costruire una rete di supporto, mettere in chiaro aspettative con le persone care, stabilire rituali e imparare a delegare sono azioni concrete che mitigano il peso. Per chi guida un progetto imprenditoriale, riconoscere questi aspetti è il primo passo per continuare a crescere senza sacrificare tutto il resto.

Scritto da Sara Rinaldi

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