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28 Luglio 2026

Riforma Irpef 2026: cosa cambia per Regioni e Comuni

Dopo mesi di stallo, la riforma del federalismo fiscale riparte con una nuova proposta sull'Irpef. Scopri cosa cambia e perché Regioni e Comuni non sono convinti

Riforma Irpef 2026: cosa cambia per Regioni e Comuni

Il federalismo fiscale torna a far parlare di sé nel 2026, con una nuova proposta di riforma dell’Irpef che punta a ridefinire i rapporti tra Stato e autonomie territoriali. Dopo quasi 15 mesi di stallo, il governo ha presentato una versione rivista del decreto legislativo, che però continua a suscitare perplessità tra Regioni e Comuni.

L’obiettivo dichiarato è quello di superare il blocco che ha fermato la riforma dal maggio 2026, introducendo un sistema di compartecipazione al gettito Irpef che sostituisca alcuni trasferimenti statali agli enti locali. Ma le critiche non mancano, soprattutto per quanto riguarda la dinamicità delle risorse assegnate.

La nuova proposta di riforma

La nuova versione del decreto legislativo, attesa per un nuovo passaggio in Consiglio dei Ministri, introduce alcune modifiche rispetto alla proposta del maggio 2026. Tra le novità più rilevanti, l’estensione della Irpef regionalizzata a nuove voci di spesa, come la quota non sanitaria della compartecipazione Iva (424 milioni di euro all’anno), il fondo per la fornitura gratuita dei libri di testo (110 milioni all’anno) e il fondo unico per il diritto allo studio (34 milioni annui).

Il governo ha anche promesso un monitoraggio delle aliquote di compartecipazione, con la possibilità di una revisione entro ottobre 2028. Tuttavia, questa clausola è stata criticata perché potrebbe portare a una riduzione delle risorse assegnate agli enti locali, nel rispetto degli equilibri di finanza pubblica.

Le critiche delle Regioni e dei Comuni

Le Regioni hanno espresso forti perplessità riguardo alla staticità delle risorse assegnate, che non tengono conto dell’aumento dell’imponibile nel tempo. Inoltre, temono che la cristallizzazione del fondo per il trasporto pubblico locale (Tpl) possa portare a una riduzione delle risorse disponibili per i Comuni, che attualmente gestiscono questo servizio.

I Comuni, dal canto loro, lamentano l’assenza di una quota di Irpef destinata direttamente a loro, a differenza di Regioni e Province. La proposta di un Tavolo tecnico per la fiscalizzazione dei trasferimenti è stata accolta con scetticismo, visto che non si è ancora riusciti a metterlo in atto.

Le prospettive future

Nonostante le critiche, il governo potrebbe procedere con l’approvazione del decreto legislativo anche in assenza di un’intesa formale con gli enti locali. La legge delega prevede infatti che, trascorsi 30 giorni dal confronto in Conferenza Unificata, il testo possa essere approvato in Consiglio dei Ministri e inviato alle commissioni parlamentari competenti.

Tuttavia, la strada per l’approvazione definitiva rimane in salita, soprattutto alla luce delle tensioni tra Stato e autonomie territoriali. La riforma del federalismo fiscale, insieme a quella del Titolo V rappresenta infatti un punto cruciale nel dibattito sull’equilibrio tra centralizzazione e autonomie.

Autore

Susanna Riva

Susanna Riva osserva Bologna dalla finestra dell’Archivio di Stato dove una volta ha passato una settimana a consultare faldoni sulle cooperative cittadine: quel documento segnò la scelta editoriale di approfondire responsabilità istituzionali. Tiene linea critica nella redazione, amante del caffè lungo e del taccuino sempre pieno.