La trasformazione del sistema sanitario italiano è stata al centro della seconda giornata degli Stati Generali della Salute a Siena, tenutasi il 7 maggio 2026 presso la Sala Italo Calvino del Santa Maria della Scala. L’incontro ha messo in evidenza come tecnologie digitali, dati e Intelligenza artificiale possano incidere profondamente sui percorsi di cura, purché accompagnati da una strategia organizzativa chiara. Il tema chiave emerso è stato la necessità di governance per evitare che l’innovazione diventi un onere anziché un’opportunità, mantenendo sempre al centro la relazione tra professionisti e pazienti.
L’evento ha visto la partecipazione attiva del Club Dirigenti Tecnologie dell’Informazione (CDTI), con contributi alla tavola rotonda mattutina e alla sessione pomeridiana della Commissione Sanità Digitale. Sono stati trattati strumenti concreti come il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) e le applicazioni cliniche dell’IA, ponendo l’accento sulla formazione degli operatori e sull’inclusività delle piattaforme. In molte relazioni è riaffiorata una scelta di metodo: l’innovazione deve essere orientata al benessere sociale e non ridotta a mero efficientismo tecnologico.
Governare l’innovazione per non subirla
Nel saluto istituzionale l’assessore alla Sanità del Comune di Siena ha richiamato la necessità di governare l’innovazione anziché subirla, valorizzando l’analisi dei dati per cure più appropriate. La discussione ha posto l’accento su elementi organizzativi imprescindibili: una cabina di regia unificata, regole chiare di interoperabilità e una programmazione con date di switch‑off concordate a livello nazionale. Senza questa cornice, la molteplicità di modelli regionali rischia di generare frammentazione e duplicazioni che limitano il valore clinico dei sistemi digitali.
Ruolo del personale e change management
Un punto ricorrente è stato il tema del capitale umano: servono patti sindacali e percorsi di valorizzazione per le competenze digitali e tecniche, altrimenti le piattaforme rimangono infrastrutture sottoutilizzate. Il change management è stato definito come elemento strategico per accompagnare processi di adozione, mentre la formazione continua è indicata come leva per ridurre la resistenza culturale e migliorare l’usabilità dei servizi.
FSE, cure primarie e casi pratici
Il Fascicolo Sanitario Elettronico è stato analizzato non solo come tecnologia ma come infrastruttura clinica in grado di supportare la presa in carico territoriale. Sono stati presentati studi di caso e modelli europei, tra cui il progetto CARE‑GET dalla Bulgaria, e esperienze locali come il teleconsulto e l’assistenza di prossimità dell’ASP Città di Siena. L’obiettivo comune è integrare il FSE con i percorsi delle cure primarie per semplificare il lavoro dei medici di famiglia e migliorare l’appropriatezza delle prestazioni.
Prospettive per la medicina generale
Nel confronto è emersa la necessità di strumenti software più aderenti ai bisogni della medicina generale, capaci di ridurre il carico burocratico grazie ad automazione intelligente e workflow condivisi. L’adozione dell’IA in ambito diagnostico e gestionale può migliorare l’efficacia clinica, ma richiede soluzioni integrate e interoperabili con i sistemi territoriali per evitare frammentazioni operative.
Inclusività, modelli replicabili e azioni concrete
Nel pomeriggio i tre tavoli organizzati dal CDTI hanno prodotto proposte operative: modelli per la formazione di operatori e cittadini all’uso del FSE, soluzioni per integrare il FSE con le cure primarie e linee guida per garantire accessibilità e inclusività dei servizi digitali. La raccomandazione finale è stata chiara: affinché la sanità digitale produca benefici diffusi servono governance definite, interoperabilità standard e percorsi formativi strutturati che mettano al centro la relazione di cura.

