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5 Agosto 2026

Valutazione di Impatto Generazionale: come l’Italia sta ridefinendo le politiche pubbliche

L'Italia ha introdotto la Valutazione di Impatto Generazionale, una nuova legge che valuta gli effetti delle decisioni pubbliche sui giovani under 35 e sulle generazioni future.

Valutazione di Impatto Generazionale: come l'Italia sta ridefinendo le politiche pubbliche

In un’epoca in cui le sfide globali richiedono soluzioni lungimiranti, l’Italia ha compiuto un passo significativo verso la sostenibilità intergenerazionale. La Valutazione di Impatto Generazionale (VIG) è una nuova legge che obbliga il legislatore a valutare preventivamente gli effetti delle proprie decisioni sui giovani under 35 e sulle generazioni future. Questa innovazione rappresenta un cambio di paradigma culturale, mettendo i giovani al centro della valutazione di ogni scelta pubblica.

La VIG è stata introdotta con la legge annuale di semplificazione e ha già ottenuto il parere favorevole del Consiglio di Stato. L’Osservatorio presso la Presidenza del Consiglio è stato istituito per monitorare e orientare le decisioni pubbliche nel tempo. Questo strumento non è solo un nuovo adempimento, ma un vero e proprio cambio di paradigma culturale che pone i giovani come parametro di riferimento per la qualità delle leggi.

Il riconoscimento internazionale della VIG

La Commissione europea ha citato la VIG come una delle esperienze più significative e innovative nel panorama europeo. Questo riconoscimento è stato confermato durante recenti incontri istituzionali a Bruxelles con il Commissario europeo Glenn Micallef e il Vicepresidente esecutivo Raffaele Fitto. Inoltre, l’Università della Pennsylvania ha invitato a tenere una lectio magistralis sulla VIG, dimostrando l’interesse internazionale per questo strumento.

La VIG rappresenta una sfida che il Governo Meloni ha scelto di affrontare, con un approccio che non trova precedenti puntuali in Italia come in Europa. Cambiare il modo di fare le leggi, che non risponderanno solo alle urgenze dell’oggi, ma anche a quelle dei prossimi decenni, è un obiettivo ambizioso che l’Italia sta perseguendo con determinazione.

Le proposte di Confcooperative per il settore agroalimentare

Nel frattempo, il settore agroalimentare toscano affronta numerose sfide, tra cui l’aumento dei costi, il cambiamento climatico e l’incertezza geopolitica. Confcooperative Agroalimentare e Pesca Toscana ha presentato alla Regione alcune proposte per affrontare queste difficoltà. Luciano Nucci, presidente di Confcooperative Agroalimentare e Pesca, ha evidenziato le criticità del settore e le soluzioni proposte.

Le criticità del settore vitivinicolo

Il settore vitivinicolo risente di consumi in diminuzione e di un’offerta in crescita. Le giacenze nazionali sono aumentate di oltre il 7% nel 2026 rispetto all’anno precedente, mentre il valore delle esportazioni è diminuito di oltre il 3%. Confcooperative propone di intervenire con la sospensione temporanea delle nuove autorizzazioni di impianto per tre anni, il rafforzamento del ruolo dei Consorzi di tutela nella programmazione produttiva e la revisione delle rese produttive.

Le sfide del comparto cerealicolo

Nel comparto cerealicolo, le aziende hanno dovuto sostenere un forte incremento dei costi di produzione. Confcooperative suggerisce di accompagnare il settore con politiche mirate che favoriscano gli investimenti nell’innovazione, nell’agricoltura di precisione e nella gestione efficiente della risorsa idrica. Valorizzare le produzioni cerealicole di qualità e rafforzare le filiere regionali è essenziale per garantire redditività e continuità produttiva.

Le difficoltà dell’olivicoltura

Gli effetti dei cambiamenti climatici stanno rendendo sempre più difficile programmare le produzioni olivicole. Confcooperative propone di sostenere gli investimenti destinati alla modernizzazione degli oliveti e dei frantoi, favorire l’adozione di tecnologie per il risparmio idrico e l’agricoltura di precisione, e incentivare il recupero degli oliveti abbandonati.

La riforma della responsabilità d’impresa

Il governo ha semplificato le norme sulla responsabilità d’impresa con una riforma che rafforza il ruolo di prevenzione dei modelli organizzativi. La riforma introduce la possibilità per le imprese di correggere eventuali errori e prevede incentivi per quelle che adottano modelli organizzativi basati sulle linee guida delle associazioni di categoria. Questo provvedimento mira a ridurre gli oneri amministrativi a carico delle aziende, soprattutto le più piccole.

La riforma mantiene fermo il principio di base della legge 231, secondo cui l’azienda risponde se il reato è stato commesso nel suo interesse o a suo vantaggio. Tuttavia, specifica meglio la colpa e estende la responsabilità anche ai reati commessi per negligenza o imprudenza e per il mancato rispetto delle norme di sicurezza. Per le piccole e medie imprese, il ministero della Giustizia elaborerà procedure semplificate.

Autore

Linda Pellegrini

Linda Pellegrini ha raccontato da Genova il processo di riconversione dell'ex area portuale entrando in Comune per un'intervista decisiva; è caporedattore con responsabilità sulle rubriche storiche e propone in redazione inchieste su memoria locale. Laureata all'Università di Genova, conserva un archivio di fotografie d'epoca della città.