Il governo ha appena varato un nuovo sgravio contributivo destinato alle imprese che hanno messo in pratica politiche di welfare aziendale volte a conciliare vita privata e lavoro. L’iniziativa, frutto della collaborazione tra il Ministero del Lavoro, il Ministero per la Famiglia e le Pari Opportunità e il Ministero dell’Economia e delle Finanze, prevede un’esenzione pari all’1% dei contributi previdenziali a carico del datore, con un tetto di 50.000 euro annui per ciascuna azienda che ottenga la certificazione prevista.
Certificazione UNI/PdR 192:2026: requisiti e aree di intervento
La norma, pubblicata ad aprile 2026 dall’Ente Italiano di Normazione (UNI), definisce i criteri per valutare le misure a sostegno di maternità, paternità e carichi di cura. Si basa su sette aree di intervento, ognuna delle quali è monitorata attraverso KPI specifici. Per ottenere la certificazione UNI/PdR 192:2026 le imprese devono raggiungere almeno il 50 % del punteggio complessivo se hanno meno di 50 dipendenti, oppure il 60 % per quelle con più di 50 unità organizzative. La validità dura tre anni, con audit di verifica a 12 e 24 mesi dall’adozione.
Le sette aree di valutazione
Le aree includono: organizzazione del lavoro e flessibilità (percentuale di dipendenti in orari flessibili, smart-working o part-time reversibile); supporto alla maternità (programmi sanitari, piani di rientro); supporto alla genitorialità (utilizzo di congedi di paternità e parentali e relative integrazioni); supporto agli impegni di cura (permessi per caregiver e convenzioni per assistenza domiciliare); salute e benessere (assistenza sanitaria integrativa, screening, supporto psicologico); sostegno economico e servizi per le famiglie (budget welfare dedicato, educazione finanziaria, previdenza complementare); infine sviluppo professionale e carriera (tasso di retention post-congedo e percorsi formativi).
Beneficio fiscale e risorse finanziarie a sostegno
Una volta certificata, l’impresa può usufruire di un’esenzione non superiore all’1% della contribuzione a carico del datore, fino a un massimo di 50.000 euro all’anno. Il beneficio si attiva dal giorno di entrata in vigore della legge di conversione del D.L. “Lavoro” e rimane valido per tutta la durata della certificazione, ovvero fino al 31 dicembre 2028. Per coprire questo intervento sono stati stanziati 7 milioni di euro per il 2026 e 12 milioni per ciascuno dei due anni successivi; la gestione è affidata all’INPS che potrà ridistribuire l’incentivo qualora le richieste superino le risorse disponibili.
Bando Unioncamere: voucher e contributi per l’implementazione
Parallelamente, il Dipartimento per le Politiche della Famiglia e il Dipartimento per le Pari Opportunità, in collaborazione con Unioncamere, hanno lanciato un avviso da 7,5 milioni di euro, di cui il 60 % riservato alle PMI. Il bando prevede due linee di finanziamento: un voucher fino a 2.459,01 euro (IVA esclusa) per l’assistenza tecnica e il tutoring nella predisposizione del sistema di gestione, e un contributo fino a 12.000 euro per coprire i costi di certificazione presso gli Organismi accreditati. Le domande saranno accettate dal 21 settembre 2026 ore 10:00 al 31 marzo 2027 ore 16:00, con valutazione a sportello in ordine cronologico.
Procedura di accesso: test, piattaforma e scadenze
Per avviare la pratica, le imprese devono prima superare un test di autovalutazione online che verifica il livello di maturità sui temi della conciliazione vita-lavoro. Il test è disponibile sulla piattaforma Restart di Infocamere a partire dal 21 settembre 2026. Dopo aver superato il test, le aziende scelgono un organismo di certificazione accreditato dall’Elenco ufficiale e inviano la domanda tramite lo stesso portale. Tutti i percorsi di accompagnamento e certificazione dovranno essere completati entro il 30 giugno 2027. Chi rispetta i requisiti e ottiene la certificazione potrà così beneficiare sia dello sgravio contributivo sia dei finanziamenti a fondo perduto, rafforzando la propria immagine di datore di lavoro responsabile.



