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Negli ultimi anni l’intelligenza artificiale ha varcato la soglia del laboratorio per entrare nelle scelte quotidiane di imprese e pubblica amministrazione. Oggi non basta più integrare modelli o strumenti: serve una governance strutturata che coordini innovazione, conformità e controllo del rischio. In questo contesto nascono profili dedicati come il Chief AI Officer e l’AI Consultant, figure che traducono aspetti tecnici in processi gestibili e responsabili. Il passaggio dalla sperimentazione alla governance implica una visione sistemica: l’AI non è più solo tecnologia, ma parte dell’assetto organizzativo e regolamentare.
Per orientarsi in questo nuovo scenario è utile pensare all’AI come a un’infrastruttura aziendale: va progettata, protetta e monitorata. Questo richiede competenze miste tra business, tecnologia e compliance. Regole e standard come il Regolamento (UE) 2026/1689, l’AI Act, il GDPR, la NIS2, il Data Governance Act, DORA e norme internazionali come ISO/IEC 42001 e ISO/IEC 23894 creano un quadro che rende indispensabile presidiare la documentazione, il risk management e la responsabilità decisionale. Anche la norma nazionale UNI 11621-8 contribuisce a definire competenze e ruoli attorno all’AI.
Ruoli emergenti e responsabilità
Il ruolo del Chief AI Officer si caratterizza come funzione executive che sintetizza strategia, gestione del rischio e integrazione tecnologica. Non è un tecnico puro ma un facilitatore che coordina CdA, ICT, legal, compliance e HR per garantire che le soluzioni AI siano implementate con criteri di trasparenza, tracciabilità e sicurezza. Tra le responsabilità figurano la definizione di policy aziendali, la supervisione delle valutazioni d’impatto e la creazione di framework di governance che includano audit e KPI specifici per la qualità e l’affidabilità dei sistemi. Il suo compito è equilibrare innovazione e responsabilità.
Competenze e indicatori del Chief AI Officer
Secondo la UNI 11621-8, il Chief AI Officer deve conoscere architetture AI, modelli generativi, MLOps, LLMOps e aspetti di cybersecurity applicata all’AI, pur mantenendo una prospettiva manageriale. I KPI proposti misurano non solo la performance dei modelli ma la qualità della governance: grado di conformità all’AI Act e a ISO/IEC 42001, copertura degli audit, percentuale di supervisione umana nelle decisioni critiche, adozione nei processi core, gestione fornitori e impatto energetico delle soluzioni.
Il ruolo dell’AI Consultant e l’adozione pratica
L’AI Consultant è la figura che accompagna le organizzazioni nella trasformazione operativa: analizza processi, individua opportunità di valore e costruisce roadmap realizzabili, tenendo conto di rischi, governance e sostenibilità. Più operativo del Chief AI Officer, l’AI Consultant traduce requisiti di business in progetti, definisce l’interoperabilità tra sistemi e supporta la formazione interna per diffondere una cultura dell’AI. La norma evidenzia il suo ruolo anche nella documentazione delle scelte etiche e nella comunicazione verso gli stakeholder.
KPI e ruolo etico dell’AI Consultant
Per l’AI Consultant sono utili indicatori come il tasso di adozione delle iniziative AI, il ritorno sull’investimento, il livello di interoperabilità, la soddisfazione dei dipartimenti coinvolti e il grado di formalizzazione della governance. Di particolare rilievo è la funzione etica: l’AI Consultant aiuta a definire meccanismi di accountability, a documentare le scelte con criteri di spiegabilità e a garantire che le soluzioni rispettino principi di equità e sostenibilità.
Rischi, formazione e futuro della governance
Il mercato mostra un lato critico: la proliferazione dei cosiddetti fake AI expert. L’uso abituale di strumenti generativi non equivale a competenze di governance, compliance o risk management. Per questo è necessario definire percorsi formativi e, probabilmente, schemi di certificazione professionale analoghi a quelli esistenti per cybersecurity e privacy. Le organizzazioni dovranno investire in competenze multidisciplinari, processi di audit continuativi e modelli di supervisione che rendano l’AI governabile e sostenibile.
Verso una governance integrata
La convergenza tra AI governance, ESG, compliance e gestione del rischio rende evidente che l’AI deve essere trattata come un sistema aziendale e non solo come una leva tecnologica. L’evoluzione normativa europea e gli standard internazionali spingono verso modelli organizzativi che integrino innovazione, controllo e responsabilità. In questo nuovo scacchiere, il valore competitivo non sarà solo nella scelta dei modelli ma nella capacità di governarli con efficacia, etica e sostenibilità.

