Cosa cambia con l’AI Act: richieste di Nokia, Ericsson e altri big

Sette leader del settore esortano l'Europa a privilegiare l'innovazione, attrarre investimenti e riformare le regole sulla concorrenza

La tensione tra normativa e innovazione ha spinto istituzioni e imprese a rivedere priorità e tempi. Dopo le pressioni dell’ecosistema tecnologico europeo, il Parlamento europeo e gli Stati membri hanno deciso di attenuare alcuni aspetti dell’AI Act e di posticiparne l’attuazione, concedendo così alle imprese più tempo per adeguarsi. Questa fase di confronto mette in luce un tema centrale: come bilanciare tutela dei diritti e capacità competitiva dell’industria digitale europea.

All’origine del dibattito c’è un appello firmato da sette leader del mondo tech che hanno chiesto un cambio di passo nelle politiche continentali. L’iniziativa è stata rivolta direttamente alla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, e sottolinea la necessità di misure che favoriscano investimenti e scalabilità industriale, evitando regole sovrapposte e troppo vincolanti. I firmatari si dicono pronti a collaborare con le istituzioni per tradurre le parole in azioni concrete.

L’appello dei creatori di tecnologie

Nell’editoriale pubblicato su vari media europei, i CEO di imprese come Ericsson, Airbus, ASML, Mistral AI, Nokia, SAP e Siemens hanno delineato un quadro comune: l’Europa rischia di perdere terreno se le politiche restano frammentate. Tra i firmatari figurano Börje Ekholm, Guillaume Faury, Christophe Fouquet, Arthur Mensch, Justin Hotard, Christian Klein e Roland Busch. I numeri citati nell’appello aiutano a comprendere l’impatto: insieme queste società generano circa 417 miliardi di euro di ricavi, valgono quasi 1.100 miliardi di euro in capitalizzazione, danno lavoro a quasi un milione di persone, investono oltre 40 miliardi di euro all’anno in Ricerca e Sviluppo e detengono più di 210.000 brevetti.

Cosa chiedono i firmatari

I punti principali dell’appello insistono su alcune priorità chiare: dare precedenza all’innovazione rispetto a una regolazione eccessiva, creare condizioni per sviluppare nuove tecnologie che definiscano gli standard del futuro e costruire una resilienza strategica basata sulla capacità di generare e proteggere la proprietà intellettuale. I CEO chiedono inoltre che il governo europeo faciliti l’afflusso di capitali privati attraverso iniziative come la Saving and Investment Union e che si rivedano le normative su concorrenza e fusioni e acquisizioni per permettere consolidamenti strategici necessari a competere a scala globale.

Risposte istituzionali e implicazioni pratiche

La reazione delle istituzioni è stata pragmatica: attenuare alcune disposizioni dell’AI Act e spostare i tempi di entrata in vigore è una scelta che riflette la volontà di non penalizzare la competitività digitale. L’incontro tra i sette CEO e la presidente della Commissione, tenutosi a Bruxelles, ha segnato un momento di dialogo diretto tra chi sviluppa tecnologia e chi produce norme. Le istituzioni hanno mostrato aperture, anche alla luce di report e analisi recenti che evidenziano l’urgenza di rafforzare la posizione europea nell’arena tecnologica.

Conseguenze per le imprese

Per le aziende la proroga offre respiro operativo: sarà più agevole impostare programmi di adeguamento, investire in R&D e negoziare partnership strategiche. Tuttavia, il messaggio dei firmatari è chiaro: il tempo a disposizione deve essere sfruttato per costruire capacità industriali, attrarre investimenti privati e non per procrastinare riforme strutturali. Il rischio, altrimenti, è che l’Europa rimanga spettatrice di standard e piattaforme sviluppati altrove.

Verso una strategia europea condivisa

Il dialogo tra grandi gruppi tecnologici e istituzioni traccia una road map possibile: norme più intelligenti, incentivi agli investimenti e regole sulla concorrenza aggiornate. I CEO insistono che la capacità di innovare e la protezione dell’intellectual property sono alla base della ricchezza e della resilienza. Senza politiche industriali orientate al mercato e senza un quadro che faciliti consolidamenti a scala europea, diventa difficile sostenere la leadership nel lungo periodo.

La sfida rimane ambiziosa: trasformare l’appello in politiche efficaci richiederà volontà politica e collaborazione tra pubblico e privato. I firmatari si dichiarano pronti a contribuire e a sostenere iniziative coraggiose. Per l’Europa il compito è chiaro: trovare l’equilibrio tra regole che tutelino i cittadini e spazi che permettano al settore tecnologico di crescere e competere nel mondo.

Scritto da Matteo Pellegrino

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