L’Agcom ha avviato una consultazione pubblica per definire il quadro regolatorio del rinnovo dei diritti d’uso delle frequenze radiomobili in scadenza il 31 dicembre 2029. La decisione, presa dal Consiglio dell’Autorità il 29 luglio mira a garantire continuità nell’utilizzo dello spettro radio e certezza regolatoria per gli operatori, evitando impatti negativi sul sistema economico e sociale del Paese.
La consultazione riguarda le bande 800, 900, 1500, 1800, 2100, 2600, 3400-3600 MHz e le frequenze fixed wireless a 28 GHz confermando l’impostazione della cosiddetta Opzione Rinnovo già prospettata nella precedente consultazione avviata con la delibera n. 154/25/CONS.
Rinnovo fino al 2037 con nuovi obblighi
L’Agcom propone di rinnovare tutti i diritti d’uso fino al 31 dicembre 2037 prorogando alla stessa data anche quelli relativi alla banda 28 GHz. Il rinnovo sarà subordinato all’assunzione di specifici impegni da parte degli operatori, sia sul fronte degli investimenti destinati a migliorare copertura e qualità dei servizi, sia in materia di accesso alle reti da parte di altri fornitori di reti e servizi.
L’impianto regolatorio si inserisce nel solco delle più recenti indicazioni della Commissione europea e delle iniziative adottate in altri Paesi membri, con l’obiettivo di accelerare lo sviluppo delle reti 5G Stand Alone (SA) considerate essenziali per applicazioni come guida autonoma, robotica industriale, telemedicina e automazione avanzata.
Copertura, qualità e verifica delle prestazioni
Uno degli elementi centrali della consultazione riguarda la definizione di obblighi misurabili di copertura e qualità del servizio, accompagnati da indicatori prestazionali (Kpi) pensati per rispondere ai futuri fabbisogni di connettività di cittadini e imprese.
Sul fronte della copertura, gli operatori dovranno estendere i servizi wireless a un’ampia quota della popolazione e del territorio nazionale, includendo aree strategiche per la digitalizzazione come zone montane e rurali, infrastrutture di trasporto, località turistiche e parchi nazionali. Gli obiettivi saranno articolati secondo una roadmap con tre milestone di verifica intermedie e finali.
Per quanto riguarda le prestazioni, le reti 5G Stand Alone dovranno assicurare, a regime, velocità di almeno 150 Mbit/s in download, 30 Mbit/s in upload e una latenza end-to-end non superiore a 15 millisecondi per il 95% della popolazione, fermo restando che gli operatori potranno offrire livelli di servizio ancora più elevati per differenziarsi sul mercato.
Più concorrenza e controlli sul rispetto degli impegni
Per rafforzare la concorrenza, la proposta prevede che i tre principali operatori mobili per dotazione spettrale garantiscano servizi di accesso al quarto operatore mobile e agli operatori virtuali (Mvno) per tutta la durata del rinnovo.
Il rispetto degli obblighi sarà verificato attraverso campagne di misurazione sul campo, secondo modalità che saranno definite dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy con il possibile supporto di un advisor e del Tavolo tecnico 5G. Gli operatori, le istituzioni e tutti i soggetti interessati potranno presentare osservazioni entro il 5 ottobre 2026.
Commentando l’avvio della consultazione, il direttore generale di INWITDiego Galli ha sottolineato come il settore abbia bisogno di stabilità e prevedibilità per programmare nuovi investimenti evidenziando che il nuovo quadro regolatorio dovrà tenere conto dell’evoluzione del mercato, nel quale le infrastrutture di torre sono ormai separate dagli operatori di servizi.
Secondo Galli, la crescita della domanda di connettività richiede densificazione delle reti e valorizzazione delle infrastrutture esistenti, evitando duplicazioni inefficienti. Il recesso dagli MSA è quindi incompatibile con un rinnovo delle frequenze che non preveda una salvaguardia delle infrastrutture esistenti nonché l’effettiva disponibilità delle stesse per non degradare la qualità del servizio e penalizzare il consumatore finale.
Da fonti vicine a iliad trapela sgomento: l’orientamento dell’Autorità è di trattare iliad come un operatore virtuale, nonostante cinque miliardi di euro investiti per costruire una rete proprietaria di circa 20.000 antenne. La strada intrapresa crea un precedente che penalizza chiunque voglia fare nuovi investimenti in infrastrutture e si pone in contrasto con la normativa italiana ed europea.



