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16 Ottobre 2026

Startup e fondi per il defence tech in Europa: dove investire

Scopri come le startup italiane possono accedere a finanziamenti europei e NATO per diventare protagoniste della difesa.

Startup e fondi per il defence tech in Europa: dove investire

Negli ultimi anni la difesa europea si è affacciata a un nuovo mercato: quello del deep tech. Imprese innovative che trasformano ricerca scientifica in prodotti concreti, dal machine learning ai drone stanno emergendo come possibili soluzioni per ridurre la dipendenza dell’Unione da fornitori extraeuropei. La questione non riguarda più solo armamenti tradizionali, ma la sovranità tecnologica chi possiede le competenze e chi finanzia lo sviluppo delle tecnologie strategiche.

Fondi europei e iniziative NATO per il defence tech

Il Libro bianco sulla difesa europea presentato a marzo 2025 dalla Commissione europea, ha tracciato una strategia volta a coordinare investimenti e acquisti militari per rafforzare la produzione interna. Un anno dopo, l’UE ha attivato canali di finanziamento specifici per tecnologie dual-use. Il nuovo bando EIC STEP Scale Up Defence lanciato nel giugno 2026, mette a disposizione 100 milioni di euro, destinati a imprese il cui capitale varia tra 10 e 30 milioni di euro, a condizione che almeno il 20 % sia già assicurato da investitori privati.

Programma DIANA e premi per le startup

La NATO, tramite DIANA (Defence Innovation Accelerator for the North Atlantic), finanzia i progetti più promettenti con un primo contributo di 100 mila euro, estendibile fino a 300 mila nella seconda fase. Nelle edizioni 2024-2026 sono stati selezionati, tra gli italiani, Ephos, WPE Research & Development, levelQuantum, ORiS, Fluid Wire Robotics, Evolunar, Rotonium, Knitronix, HIGHTEK, Novac, Eye2Drive, Adaptronics, Capsule Corporation ed Ecosmic.

NATO Innovation Fund e venture capital

Il NATO Innovation Fund dispone di un capitale di un miliardo di euro, fornito da 24 Paesi alleati, Italia compresa. Il fondo investe direttamente nel capitale delle startup, acquisendo quote, oppure sostiene altri fondi di venture capital. Nel 2026, gli investimenti complessivi nel defence tech europeo hanno raggiunto 7,4 miliardi di dollari, il valore più alto mai registrato, con il 85 % dei capitali concentrato in round di grandi dimensioni. L’azienda tedesca Helsing, ad esempio, ha raccolto 1,8 miliardi di dollari a luglio 2026.

Ecosistema italiano: opportunità e ostacoli per le giovani imprese

In Italia il panorama è dominato da grandi gruppi come Leonardo e Fincantieri, ma un vivace ecosistema di startup dual-use sta prendendo piede. Queste aziende operano in settori che vanno dalla cybersecurity ai sistemi di comunicazione subacquea, con potenziali ricadute anche in ambito militare. Tuttavia, la Survey annuale di IBAN evidenzia difficoltà strutturali: i cicli di acquisto della pubblica amministrazione (3-7 anni), le certificazioni stringenti (ISO 9001, NATO AQAP 2110) e la limitata base di clienti rendono il modello startup poco compatibile con le esigenze di monetizzazione rapida.

Dati di investimento e tipologie di tecnologie

Nel 2025 sono state registrate 45 operazioni di investimento nel settore, ma il capitale totale è sceso da 509 a 247 milioni di euro rispetto al 2024. La cybersecurity ha totalizzato 94 milioni di euro in 14 operazioni, mentre il dual-use effettivo ha raccolto 123 milioni attraverso 24 operazioni, e il dual-use potenziale 30 milioni in 7 operazioni. Questi numeri mostrano una crescente preferenza per soluzioni già testate in ambito difensivo.

Il caso WSense e il ruolo dei transfer tecnologici

Un esempio emblematico è WSense, spin-off della Sapienza di Roma specializzato in comunicazioni wireless subacquee. Dopo un accordo con Fincantieri nel dicembre 2023, la startup è entrata a far parte del dimostratore subacqueo DEEP e, a luglio 2026, Fincantieri ha acquisito la maggioranza delle quote, dimostrando come una commessa pubblica possa trasformare ricerca accademica in crescita industriale. Le università, grazie al Piano nazionale della ricerca militare (PNRM), possono vedere fino al 50 % dei costi coperti, ma devono accettare restrizioni sulla diffusione dei risultati.

Tuttavia, per capitalizzare queste opportunità è fondamentale superare le barriere burocratiche, ottenere le certificazioni richieste e dimostrare capacità operative in grado di soddisfare gli standard militari.

Autore

Andrea Innocenti

Andrea Innocenti ha coordinato dall'estero il rientro di una cronista napoletana durante una crisi diplomatica, gestendo contatti con consolati; è corrispondente esteri che definisce linee editoriali sulla geopolitica. Nato a Napoli, parla dialetto locale e mantiene rapporti con ONG partenopee.