La sanità privata in Italia sta vivendo un periodo di forte espansione, sostenuta da una domanda crescente di assistenza e dall’invecchiamento della popolazione. Questo fenomeno rappresenta una svolta significativa nel panorama sanitario nazionale, con implicazioni profonde per la qualità e l’accessibilità delle cure.
Secondo i dati più recenti, il fatturato aggregato dei principali operatori del settore ha raggiunto i 13,4 miliardi di euro nel 2026, con un incremento del 5,5% rispetto all’anno precedente e del 22% rispetto al 2019. Questa crescita è trainata principalmente dall’assistenza agli anziani, che ha registrato un aumento del 7,9%, seguita dall’assistenza ospedaliera (+3,9%), dalla diagnostica (+2,8%) e dalla riabilitazione (+2,6%).
La crescita del settore e le sue implicazioni
Karin Saccomanno, presidente di AISI – Associazione Imprese Sanitarie Indipendenti, ha dichiarato che «i dati confermano che la sanità privata rappresenta una componente sempre più importante della risposta ai bisogni di salute dei cittadini». La crescita del fatturato, il ritorno agli utili e l’aumento dell’occupazione dimostrano la capacità del settore di investire, innovare e garantire continuità assistenziale.
L’analisi evidenzia come, rispetto al periodo precedente alla pandemia, siano soprattutto le strutture dedicate all’assistenza agli anziani a registrare la crescita più significativa (+25,9%), favorite dall’aumento del tasso di occupazione dei posti letto e dall’apertura di nuove strutture. Seguono la diagnostica (+22,9%) e l’assistenza ospedaliera (+22,8%), mentre la riabilitazione cresce del 10,1%. Sul piano economico prosegue anche il recupero della redditività: l’EBIT margin passa dal 3,1% del 2026 al 3,6% nel 2026, pur rimanendo al di sotto del 5,4% registrato nel 2019.
Le sfide per il futuro
Giovanni Onesti, direttore generale di AISI, osserva che «il ritorno all’utile e il recupero della redditività sono segnali importanti, ma evidenziano anche come il settore non abbia ancora recuperato pienamente gli equilibri economici precedenti alla pandemia». È indispensabile costruire un quadro normativo stabile che favorisca gli investimenti, riduca le disuguaglianze territoriali e renda più efficace la collaborazione tra tutte le componenti del sistema sanitario.
Il report sottolinea come l’invecchiamento della popolazione continuerà ad alimentare la domanda di assistenza nei prossimi decenni. La quota degli over 65 è destinata a passare dal 24,5% della popolazione nel 2026 al 34,1% entro il 2062. Parallelamente, la spesa sanitaria pubblica è prevista stabile intorno al 6,4% del PIL tra il 2026 e il 2029, mentre aumenterà il peso della sanità sulla spesa corrente primaria, dal 15,4% del 2026 al 15,7% nel 2027.
La spesa sanitaria privata e le disuguaglianze territoriali
Nel 2026, la spesa sanitaria privata ha sfiorato i 78 miliardi di euro, alimentata anche dalle persistenti difficoltà di accesso alle cure. Nel 2026 quasi un cittadino su dieci ha infatti rinunciato a prestazioni sanitarie per motivi economici o a causa delle liste d’attesa. Restano comunque incoraggianti i dati Agenas, che nel primo semestre del 2026 registrano oltre 1,6 milioni di visite specialistiche ed esami diagnostici erogati entro i tempi previsti in più rispetto allo stesso periodo del 2026, pur con differenze ancora marcate tra le diverse aree del Paese.
Fabio Vivaldi, segretario generale di AISI, afferma che «una spesa sanitaria privata vicina ai 78 miliardi di euro e un cittadino su dieci costretto a rinunciare alle cure rappresentano indicatori che impongono una riflessione sull’evoluzione del sistema sanitario italiano». La risposta non può essere quella di contrapporre pubblico e sanità privata. Al contrario, è necessario rafforzare la capacità complessiva del sistema di prendere in carico i cittadini, investendo sul personale, sulla digitalizzazione, sull’innovazione tecnologica, sulla prevenzione e sull’ammodernamento delle strutture.
Nel 2026 il comparto ha inoltre superato i 102 mila addetti, con una crescita del 17,5% rispetto al 2019, confermando la propria capacità di generare occupazione qualificata e di sostenere gli investimenti in competenze professionali. Per AISI questi dati dimostrano che la sanità privata è chiamata a svolgere un ruolo sempre più rilevante nel garantire la sostenibilità del sistema sanitario italiano.
Per l’Associazione è ormai indispensabile avviare una programmazione nazionale che accompagni la crescita della domanda di salute, favorisca gli investimenti, assicuri regole stabili e riduca le disuguaglianze territoriali nell’accesso alle prestazioni. Il progressivo invecchiamento della popolazione, l’aumento delle cronicità e la continua crescita della domanda assistenziale rendono infatti evidente che la vera sfida non è scegliere tra pubblico e sanità privata, ma mettere entrambe le componenti nelle condizioni di collaborare in modo efficace per garantire ai cittadini cure sempre più tempestive, sicure, innovative e di qualità.



